- Pubblicità -

Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 8 ottobre 2026

Gesù ci svela il volto del Padre: è a lui che rivolgiamo la preghiera.

Non a un despota capriccioso, non a un potente da convincere (Lc 11,1-13).

- Pubblicità -

La ragione principale per cui sono invitato a pregare è proprio per imitare Gesù di cui voglio essere discepolo, prego perché la vita del Signore era impregnata di preghiera.

E l’azione è conseguenza della preghiera, attinge alla preghiera la forza di amare.

Pregare e servire sono i due verbi del discepolo, in Luca.

Discepolo che, nel pregare e nell’agire, imita il Cristo.

Pregare con Gesù, pregare il Padre e Dio di Gesù, significa anzitutto credere che gli stiamo a cuore, che esiste una logica nel suo agire, nel pieno rispetto della nostra libertà, che Dio si occupa dei passeri (Mt 10,29) che, pure, si vendono per un soldo.

E che si occupa di me.

Vale la pena di insistere, come quel tale che va a chiedere dei pani al vicino nel cuore della notte (Lc 11,5-8).

Quando preghiamo ci rivolgiamo ad un amico.

- Pubblicità -

E lo facciamo per chiedergli qualcosa per sfamare gli ospiti della nostra vita, non per vincere gli Europei di calcio.

Noi chiediamo al Padre ed egli invia lo Spirito (Lc 11,13).

A dire il vero preferiremmo esaudisse le nostre richieste e si tenesse pure lo Spirito…

Non è cosi!

Perché alla luce dello Spirito possiamo vedere, nella nostra vita, in che modo Dio ascolta le nostre richieste.

Quasi mai come vorremmo che facesse.

Al popolo ebraico in fuga e braccato che chiede di essere liberato dai carri del faraone, Dio mostra un sentiero in mezzo al mare (Sal 77,20).

Ad Agar l’egiziana, concubina di Abramo, cacciata nel deserto con suo figlio Ismaele, prossima a morire di sete, Dio fa vedere un pozzo (Gn 21,19).

La preghiera è un colloquio intimo, uno scambio di opinioni, una reciproca intesa.

Non una lista della spesa, non un tentativo di corruzione, non una litania portafortuna.

Concepiamo la preghiera come una serie di formule bene-auguranti, ma la preghiera è fatta anzitutto di ascolto, l’ascolto di Dio, e di intercessione, intercessione per il mondo, non solo per i miei bisogni.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

LEGGI ALTRI COMMENTI AL VANGELO DEL GIORNO

Ascolta anche su Spotify