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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 8 Maggio 2025

Vangelo di Giovanni – Gv 6,44-51

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

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Parola del Signore.

Molte cose nutrono il nostro corpo e le civiltà hanno fatto del cucinare un’arte che ci permette di degustare pietanze prelibate e salutari.

Poche cose nutrono la nostra anima e, soprattutto, diventa difficile discernere cosa veramente ci permette di saziare il cuore e di innalzare lo spirito.

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A volte confondiamo il desiderio e la soddisfazione con la sazietà: appassionati di qualcosa, di case, di motori, di vestiti, di gloria, investiamo molta energia a cercare di soddisfare le nostre passioni e, quel che è peggio, viviamo con frustrazione quando non riusciamo ad ottenere l’oggetto del nostro desiderio.

E quando abbiamo con fatica raggiunto un obiettivo, subito nel cuore sorge il desiderio di qualcosa di più nuovo, di più bello, di più accattivante.

Gesù, tenero, ci svela la ragione della nostra insoddisfazione perenne e velata: solo il cibo che lui dona sazia veramente il cuore.

Siamo fatti di assoluto, intessuti di eterno, costruiti con brandelli di luce che anelano a Dio, che cercano di tornare a casa.

Solo Dio colma il desiderio di infinito che portiamo nel cuore, e tutto ciò che viviamo, tutto — relazioni, affetti, gratificazioni, successi — sono riflesso di quel desiderio, realtà penultima che non va idolatrata.

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Alla folla attonita, accorsa per farlo re dopo essere stata sfamata, Gesù propone l’inaudito: nutrirsi del pane dell’anima che lui darà, nutrirsi del cibo che lui è.

Cibarsi della sua carne, cioè della parte concreta, tangibile, fragile della sua umanità, imitare il comportamento di Cristo senza scandalizzarsi dell’incarnazione, amare questa vita fino in fondo con gioia e gratitudine.

E bere il suo sangue che nella Scrittura rappresenta il principio vitale, quindi vivere della vita di Cristo, vivere dello Spirito che ci tiene in vita e non ci lascia solo sopravvivere.

Imitare Cristo, attingere da lui la vita per questa giornata.

L’eucarestia che abbiamo ricevuto domenica scorsa è il segno efficace di questa cristificazione in noi, di questa mutazione spirituale.

E se avesse ragione?

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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