Vangelo del giorno di Lc 16,1-8
I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
Parola del Signore.
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Questa parabola mi ha sempre messo in difficoltà. Gesù propone un amministratore disonesto come esempio per i discepoli, e sembra quasi elogiarne la furbizia.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 7 Novembre 2025” su Spreaker.Ma in realtà non loda la disonestà, bensì la prontezza e l’intelligenza con cui quell’uomo reagisce al pericolo. Quando si accorge di essere nei guai, si muove subito, non resta fermo a lamentarsi, ma agisce.
Gesù vorrebbe che anche noi, quando comprendiamo che la nostra vita si sta allontanando da Dio, non ci perdessimo in scuse o rimandi, ma ci mettessimo in movimento, trovando strade nuove per tornare a Lui.
Il problema non è sbagliare: è rimanere immobili, non fare nulla per cambiare, non avere la lucidità di riconoscere la crisi come un’occasione di conversione.
Ecco perché Gesù ci invita a usare intelligenza evangelica, quella capacità di leggere la realtà con occhi di fede, di cogliere l’attimo, di scegliere il bene anche quando costa.
Dio ci ha dato un cuore capace di decidere, di rischiare, di rialzarsi. E ogni volta che lo facciamo, il Signore non ci condanna: ci accoglie, ci abbraccia, ci rinnova.
Allora sì, Gesù ci invita ad essere furbi nel bene, rapidi nel perdonare, generosi nell’amare, determinati nel cercare Dio.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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