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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 6 novembre 2026

Vangelo del giorno di Lc 16,1-8

I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Dal Vangelo secondo Luca.

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

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Parola del Signore.

Fonte: Chiesa Cattolica

Fatevi degli amici, ammonisce Gesù.

Perché il destabilizzante racconto dell’amministratore disonesto rivela qualcosa di straordinario: Gesù non loda la sua disonestà. Ma la sua scaltrezza.

Ascolta il commento

Si è finalmente fatto furbo, quell’amministratore che si è lasciato prendere la mano e ha fatto la cresta per anni sui profitti del padrone.

Ma, ora che è stato scoperto, ora che il suo inganno sta per essere svelato, decide di correre ai ripari.

Ha accumulato dei soldi, si. Ma non sa come lavorare, non sa come vivere, non sa come affrontare la vita.

Ha pensato solo a godere, a sperperare soldi non suoi, a fare il magnifico vivendo sopra le proprie possibilità. Nella sua testa solo gli eccessi, l’apparire, lo sfoggiare.

È così simile a noi ossessionati dall’immagine, dal possedere, intimamente convinti che una vita ricca di soldi è ricca di gioia.

Ora tutto sta per crollare, è stato scoperto. Sullo sfondo si staglia un futuro di solitudine.

Allora si fa furbo, ragiona, si fa i conti in tasca. È quello che, purtroppo, non sappiamo fare. Farci furbi.

L’amministratore disonesto ha passato la vita a trovarsi un posto al sole, a usare del suo ruolo, della fortuna avuta potendo maneggiare denari non suoi.

Ma, davanti ad una svolta drammatica, vera, che stravolge il suo destino, finalmente si decide a cambiare.

Fa il grandioso: toglie debiti, fa sconti, un lunghissimo black-friday. Ma a danno del padrone! Farà notare il più virtuoso e devoto fra voi.

Esatto. Continua a fare una cosa disonesta, ma non più per sé stesso. Per gli altri.

Pagherà quell’ultima ruberia, ovvio. Verrà licenziato definitivamente. Ma almeno lo avrà fatto per rendere felice qualcuno strozzato dai debiti.

Per una volta nella sua bella sua vita finirà nei guai per avere aiutato gli altri, non per avere pensato solo a sé stesso.

E Gesù, sorprendendoci, loda quel gesto. Apprezza anche il minimo cambiamento. Sottolinea anche un solo cenno di conversione.

Anche se non è ancora definitiva, anche se non è ancora una svolta. Ma è pur sempre una novità.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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