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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 5 novembre 2026

Vangelo del giorno di Lc 15,1-10

Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.
Dal Vangelo secondo Luca.

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

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Parola del Signore.

Fonte: Chiesa Cattolica

Gesù si deve giustificare perché i farisei e gli scribi, i devoti del tempo, i pretoriani della fede, i buoni parrocchiani dell’epoca, mormorano e spettegolano su quanto sta facendo, ritengono che sia di manica troppo larga, che il fatto di essere così libero con i pubblici peccatori e i pubblicani dia una pessima immagine della fede e di come debba essere un credente.

Abitudine antica e, purtroppo, mai tramontata quella di dividere il mondo in buoni e cattivi, in giusti e reprobi, pessima usanza quella di stabilire paletti fissi e innalzare dogane per stabilire chi può definirsi credente e chi no.

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E non basta la reiterata e puntuta riflessione del Signore che fa notare che sono i malati ad avere bisogno del medico: affari loro che si ammalati.

E Gesù, immenso e tenerissimo Gesù, spiega le sue ragioni, cerca di convincere delle sue scelte, argomenta con una magnifica parabola in tre atti qual è la logica di Dio, del suo Dio, logica che trascende e supera la giustizia, che si apre alla tenerezza e alla misericordia.

Così Luca, lo scriba della mansuetudine di Cristo come lo definisce Dante, ci consegna la perla preziosa della parabola sulla tenerezza.

Chi di voi? Chiede il Signore. Nessuno fidati, nessuno è così sciocco da lasciare le novantanove pecore nell’ovile, col rischio che vengano razziate o che fuggano, per andarne a cercare una.

Nessuno, dopo averla trovata, invece di riempirla di bastonate se la caricherebbe sulle spalle tutto felice. Nessuno, fidatevi, solo Dio.

Che non si irrita per il tempo perso, che non calcola la fatica, che non rimprovera e punisce la pecora, talmente è felice dell’averla ritrovata.

O come la massaia che, dopo essersi fatta lasciare 100 euro in pezzi da 20 dal marito per fare la spesa, perde un biglietto e ribalta la casa fino a ritrovarlo, caduto dietro al divano ed è così felice che invita le vicine e fa festa… spendendo 50 euro!

Questo è il Dio di Gesù (e il nostro): esagerato.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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