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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 29 ottobre 2026

Vangelo del giorno di Lc 13,31-35

Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.
Dal Vangelo secondo Luca.

In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».

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Parola del Signore.

Fonte: Chiesa Cattolica

Pagina triste, che gronda sconforto.

Alcuni farisei raggiungono Gesù per avvertirlo (quindi ha amici fra i farisei!): Erode ti vuole far fuori.

Ascolta il commento

Si vede che ci ha preso gusto dopo avere fatto uccidere il Battista. Spesso gli Erodi di tutti i tempi fanno proprio così: eliminano alla radice il problema invece di lasciarsi interpellare.

E così fa anche il piccolo Erode che ci abita, invece di ascoltare Dio, meglio eliminarlo dal nostro limitato orizzonte.

Gesù avvisa quell’idiota di Erode (la volpe nella tradizione biblica è un animale negativo) che deve prima portare a compimento la sua missione.

Tenero Gesù: nemmeno la minaccia di morte lo fa recedere, andrà fino in fondo, costi quel che costi.

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Continuerà a scacciare i demoni, a guarire i malati, ad annunciare il regno anche a costo di morirne.

Andrà in croce, ma non cambierà idea e noi discepoli siamo allertati: seguire lui significa essere disposti a morire pur di non cambiare la nostra idea su Dio.

Nemmeno Erode potrà fermare l’annuncio, nemmeno la morte.

Bene, Gesù ha deciso, è determinato, da tempo ha indurito il suo volto.

Ma il suo cuore sanguina, è amareggiato e deluso: perché l’uomo rifiuta chi gli porta la pace? Perché si rifiuta di gioire?

Mistero dell’umana natura che sperimentiamo continuamente: chiamati a vivere nella gioia, spesso compiamo azioni che ci portano alla tristezza e alla violenza.

No, Gerusalemme non sa che farsene di un profeta venuto dalla Galilea, un falegname che si è montato la testa.

Gerusalemme è la capitale, fiera e disincantata ha visto passare fra le sue mura profeti ed eserciti, non sa certo cosa farsene, ora che il tempio è stato finalmente ricostruito, di uno scappato di casa che rilegge la Legge riportandola alla sua origine.

Così ancora per noi, a volte. Corriamo il rischio di non accogliere, di rendere vano il Vangelo, tutti preoccupati a mantenere in piedi il cristianesimo.

Pazienza. Se ne va, il Signore, ma tornerà al momento opportuno, alla resa dei conti.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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