Vangelo di Giovanni – Gv 16,16-20
Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».
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Parola del Signore.
I discepoli che ascoltano Gesù sono perplessi: ancora non hanno capito quanto sta per accadere, sono lontani anni luce dall’immaginare la catastrofe che si sta per abbattere sul loro Signore e Maestro.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 29 Maggio 2025” su Spreaker.Ma Gesù, tenero, li previene: sarete tristi ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. Gesù sa che stanno per venire ad arrestarlo, si affida al Padre con forza e tenacia, crede che la morte e la sconfitta non saranno le ultime parole sul suo percorso.
E ora noi sappiamo che è andata così: il crocefisso è risorto dai morti ed è il per-sempre-presente in mezzo a noi. Cercando il suo volto anch’io ripeto a me stesso: la mia tristezza si cambierà in gioia.
Se avrò il coraggio di amare, di abbandonare i pesi che mi impediscono di salire in alto, se fisserò lo sguardo sul grande disegno di Dio sull’umanità, vedrò le mie (invero piccole) tristezze trasformarsi.
Non scomparire, ma trasformarsi. Una vita felice non è una vita senza guai, ma una vita che lascia fiorire il seme marcito.
La gioia cristiana è una tristezza superata, una fatica redenta e trasfigurata, la consapevolezza di chi siamo chiamati a diventare.
Al discepolo la sofferenza non viene tolta, non è evitata, come spesso ci illudiamo. I discepoli stessi, gli apostoli che per tre anni, giorno e notte, hanno seguito il Signore, si ritrovano davanti alla prospettiva di rimanere da soli.
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Non sanno ancora quanto vera sarà questa sensazione, ancora non immaginano nemmeno da lontano cosa accadrà. Ci sono momenti nella nostra crescita spirituale in cui, seppur discepoli, ci sentiamo profondamente smarriti.
E se ci fossimo sbagliati? Se fosse tutta un’illusione? Il mondo si allontana dal Vangelo, il mondo sprofonda nell’odio e rinnega la bellezza di una sana fede cristiana.
E ci sentiamo smarriti, soli, persi, senza veri punti di riferimento, proprio come Pietro o Andrea o Giacomo.
Ma in questa giornata pasquale accolgo e mi fido delle parole del Signore: ogni tristezza, in lui, si cambierà in gioia.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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