Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 29 Gennaio 2026

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Vangelo del giorno di Mc 4,21-25

La lampada viene per essere messa sul candelabro. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Parola del Signore.

Facciamo attenzione a ciò che ascoltiamo. In questo nostro tempo fecondo e iperconnesso siamo travolti da mille informazioni, da mille stimoli.

Connessi al mondo H24, giorno e notte, sempre pronti a distrarci quando il telefono ci notifica la ricezione di un messaggio o la pubblicazione di un post. Mai, nella storia dell’umanità, abbiamo avuto la possibilità di comunicare in maniera così immediata e globale.

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Eppure, alla fine di una giornata, cosa rimane di quanto abbiamo ascoltato? Cosa, davvero, ha inciso il nostro cuore, ha colmato le nostre attese, fasciato le nostre ferite, smosso le nostre pigrizie? Poco. Quasi nulla. Se non quella Parola gettata con metodo dal seminatore e che, se stai leggendo questo commento, ha penetrato la dura scorza del tuo cuore e sta germogliando.

Sì, facciamo attenzione a ciò che ascoltiamo perché non tutto ha lo stesso valore, non tutto la stessa importanza. E, forse, a volte occorre smettere di ascoltare, fare silenzio, centellinare le parole da ascoltare e quelle da dire. Perché sia la Parola a emergere fra le parole, l’annuncio a sovrastare le (troppe e confuse) opinione, anche quelle devote, anche quelle apparentemente sante.

E se il Vangelo ha acceso una fiamma nel nostro cuore, lasciamola divampare, illuminare, riscaldare, incendiare. Mettiamola sul candelabro, in alto nella stanza della nostra vita. Non nascondiamo la fiamma sotto lo sgabello, perché altri vedano, si interroghino, ascoltino. Non noi, certo, ma la Parola di cui siamo voce.

A volte anche con i discorsi, ma soprattutto con la vita, la benevolenza, il perdono, il sorriso, la pazienza. Se abbiamo accolto il seme della Parola e sta germogliando, porterà frutto, ne avremo ancora di più.

Ma se, invece, pensiamo di saperne abbastanza, se siamo impermeabili all’annuncio, alla novità, alla freschezza destabilizzante del Vangelo, allora ci verranno tolte le nostre poche, sterili certezze. E meno male! Perché quando sentiamo la sete e la smettiamo di dissetarci a pozzi di acqua fetida, iniziamo a cercare la sorgente di acqua viva, Cristo Signore.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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