La festa degli apostoli Simone e Giuda Taddeo ci riporta alla primigenia esperienza di chi, come loro, ha incontrato e seguito Gesù e ha speso la propria vita annunciando il Regno perché anche noi possiamo diventare discepoli.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 28 Ottobre 2024” su Spreaker.Simone è conosciuto come “zelota” (Lc 6,15) o “cananeo” (Mt 10,4). Gli studiosi discutono sul fatto che zelota significhi zelante o appartenente al gruppo antiromano degli zeloti. Preferisco questa seconda ipotesi, stupendomi ancora una volta del fatto che Gesù chiami fra i suoi discepoli oltre che pubblici peccatori come Matteo, anche un ex-terrorista come Simone.
La vita di una persona non è mai definitiva e da ogni tenebra si può uscire grazie all’intervento del misericordioso. Il fatto che uno zelota faccia parte del gruppo dei Dodici ci apre ad una visione diversa della Chiesa che non è composta da belle statuine, ma da uomini concreti provenienti da ogni esperienza e resi nuovi dal Vangelo.
La Chiesa, quella nel cuore e nel progetto di Gesù, non è il gruppo dei bravi ragazzi, dei giusti, ma dei perdonati, dei convertiti che, proprio perché fragili, sono in grado di accogliere ogni fragilità. Tant’è: Simone non è pane per far ostie. Anzi. Come a ribadire che c’è posto per tutti fra i discepoli, non occorre superare nessun test da “bravi ragazzi”.
Sulla stessa linea la riflessione sulla seconda annotazione: i cananei erano gli antichi abitanti di Israele, acerrimi nemici da sconfiggere. E di Giuda è rimasto solo la definizione di magnanimo, cioè dal cuore grande, che chiede durante l’ultima cena al Signore la ragione della sua manifestazione a pochi.
A pochi, sì, ma che sono diventati tantissimi grazie al cuore grande e bruciante di questi amici di Cristo. Come Gesù risponde a Giuda Taddeo dopo l’ultima Cena: Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
Che bello sarebbe se di noi ci si ricordasse anche solo della nostra capacità di amare tanto, di avere un cuore magnanimo!
FONTE: Amen – La Parola che salva – Il blog di Paolo
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