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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 28 Giugno 2025

Vangelo di Luca – Lc 2,41-51

Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo.

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

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Parola del Signore.

Una spada che attraversa il cuore.
La facile profezia del vecchio Simeone potrebbe essere rivolta a quasi ogni genitore. Avere un figlio e crescerlo richiede una dose di fatica e di pazienza che, in certi momenti, diventa quasi dolore fisico.

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Ma in questa giornata in cui celebriamo la memoria popolare del cuore di Maria, parliamo di qualcosa di diverso dall’inevitabile sofferenza che sperimenta ogni genitore.

E nemmeno vogliamo soffermarci troppo sullo strazio di una madre che perde un figlio, forse il peggior dolore che possiamo immaginare, in quel modo drammatico.

Se oggi ricordiamo Maria, è, invece, per il suo coraggio, per la sua condivisione alla scelta del Figlio di giungere fino in fondo al suo percorso, senza cedere, senza smettere di proclamare il volto del Padre fino a morirne.

Maria mette da parte il suo dolore, dolore che potrebbe spezzare la sua fede, e dimora sotto la croce senza capire, ma credendo. Crede contro ogni speranza, crede che, in qualche modo, la promessa ricevuta dall’angelo trent’anni prima si realizzi.

Crede, la madre. Dimora senza cedere.
E a quella forza, oggi, ci ispiriamo per affrontare gli inevitabili momenti di sofferenza che la vita ci riserva.

Dopo la festa del cuore di Cristo, che arde e divampa nelle nostre vite, la Chiesa ha voluto rammentare a tutti che, come ogni figlio, è dall’amore dei propri genitori, Maria e Giuseppe, che ha imparato ad amare, scoprendosi amato.

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E celebrando il cuore di Maria, permettetemi, ricordiamo anche la capacità concreta e virile di amare che ha avuto il suo amato sposo, Giuseppe, che non ha esitato ad accogliere l’inaudito di Dio nella sua vita.

Cuori in festa, insomma: di Cristo, di Maria, di Giuseppe, i nostri.
Cuori che si sono scoperti amati e che scelgono di amare.

Mettiamoci alla scuola della prima fra i discepoli, che non si è lasciata sopraffare dal dolore, dalle inevitabili fatiche della vita, ma che si è donata totalmente, da quel primo sì davanti all’angelo, fino al sì definitivo ai piedi della croce.

Che ci riporta a casa, che ci riporta a Gesù.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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