Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 28 Gennaio 2026

- Pubblicità -

Vangelo del giorno di Mc 4,1-20

Il seminatore uscì a seminare.
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

Parola del Signore.

È così difficile parlare sensatamente di Dio! Perciò chi studia queste cose parla di analogia: tutto quello che possiamo dire di Dio non è che un’immagine, un avvicinamento, un balbettio.

Possibile e sensato, con un suo codice comunicativo comprensibile ed intellegibile, certo, ma pur sempre un linguaggio improprio e insufficiente, in cui è molto più ciò che ci sfugge rispetto a ciò che riusciamo a dire.

- Pubblicità -

La parabola, da questo punto di vista, asseconda molto bene questa dinamica comunicativa. Usa parole umane, immagini conosciute, per accedere al mistero di Dio. Fa da ponte, usa l’analogia, l’esempio, il paragone, la similitudine come se fosse un trampolino. Anzi, oso dire di più. L’uso della parabola è proprio nello stile del Dio di Gesù che si incarna per farsi conoscere.

Usa tutti gli strumenti per rendersi accessibile, leggibile, incontrabile. Mi piace questa cosa: il nostro Dio non è nascosto fra le nubi, non è destinato ad una élite selezionata e preparata, degna e moralmente superiore. Dio si racconta ad ogni uomo e a ogni donna e non ha che un desiderio: che tutti lo conoscano per avere la vita in pienezza, per condividere la vita eterna che è la vita dell’Eterno (Gv 17,3).

E per farsi conoscere usa un linguaggio semplice, comprensibile, accessibile. Finanche banale. Perché chi ama fa di tutto per farsi incontrare e per conoscere l’amato. Tutti, al tempo di Gesù, conoscevano la semina, la fatica del seminare e la ricompensa del raccolto.

E Gesù usa proprio una parabola, la sua prima, che coincide, nel Vangelo di Marco, col suo primo discorso, per parlare di un Dio che non si stanca di gettare la sua Parola nei cuori, anche quelli induriti e di come l’accoglienza della Parola dipenda da noi.

Dio non si stanca di seminare, è ostinato, ottimista, finanche ingenuo nella sua insistenza. Perché ci ama e desidera la nostra salvezza. E siamo terreno fecondo se ci siamo riconosciuti nei terreni aridi, che rimbalzano il seme, che lasciano seccare il germoglio per incuria o preoccupazione.

- Pubblicità -

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

LEGGI ALTRI COMMENTI AL VANGELO DEL GIORNO

Ascolta anche su Spotify

Altri Articoli
Related

Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 3 Febbraio 2026

Fanciulla, io ti dico: Alzati!Dal Vangelo secondo Marco In quel...

don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 3 Febbraio 2026

Fanciulla, io ti dico: Alzati!Dal Vangelo secondo Marco In quel...

p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di lunedì 2 Febbraio 2026

FESSURA SULL’INFINITO Maria e Giuseppe portarono il Bambino al tempio,...

Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 2 Febbraio 2026

Simeone e Anna non sono due vecchietti pii e...