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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 26 ottobre 2026

Vangelo del giorno di Lc 13,10-17

Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?
Dal Vangelo secondo Luca.

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

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Parola del Signore.

Fonte: Chiesa Cattolica

Abbiamo di che vergognarci, e tanto, quando facciamo come il capo della sinagoga, più devoto di Dio, che si irrita con le persone che venivano a farsi guarire in giorno di sabato, giorno dedicato al riposo e all’incontro con Dio.

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Non tutti la pensavano così, bisogna ammetterlo, anche per i farisei fare del bene superava la prescrizione del riposo sabbatico.

Ma tant’è: di tale questione si discuteva nelle scuole rabbiniche e Gesù, come sempre, riporta tutti ad un piano di realtà ricordando che il bue e l’asino vanno nutriti e abbeverati anche di sabato.

E così, giocando con loro e con noi, dice che la povera donna inferma è figlia di Abramo ed era tenuta legata dal dolore, dal male, dal Maligno e quindi lui, semplicemente, l’ha sciolta.

Per ricordare e per ricordarci che prima della norma c’è sempre il bene della persona e che o la norma è serva del bene o non scaturisce dal cuore di Dio.

Di più: Gesù ci ricorda che l’essere ripiegati su noi stessi, mancare di dignità, non stare dritti è opera del demonio, è parte oscura della realtà, è manifestazione di tenebra.

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Allora bisogna ribadirlo: quando ci sentiamo inadeguati, quando diciamo a Dio, col volto contrito, di non valere niente, non gli stiamo rendendo onore. Quella non è umiltà, ma depressione e disistima.

Gesù viene a ridarci dignità, a raddrizzare le nostre storture, a scioglierci da ogni peso che ci annichilisce, ci piega, ci spezza.

E questa è una meraviglia che ancora oggi il Signore opera e che vogliamo riconoscere con gioia e spirito di ringraziamento.

Vergogniamoci, e tanto, quando non riconosciamo l’agire dello Spirito e le guarigioni che egli compie anche se non passa attraverso le (sane e belle) regole che ci siamo dati come comunità.

Solo un cuore innamorato sa stupirsi di quanto Dio opera al di fuori dei nostri santi recinti, solo un animo da discepolo può gioire di quanto il Signore ancora compie a partire da noi stessi.

E sì, mi sa che siamo tutti un po’ asinelli che abbisognano di essere condotti alla sorgente.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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