- Pubblicità -

Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 25 Aprile 2025

Vangelo di Luca – Lc 24,35-48

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

- Pubblicità -

Parola del Signore.

Non per tutti gli apostoli è stato semplice ed evidente credere alla resurrezione di Gesù, proprio come accade alla nostra vita, spesso solcata dal dubbio e dalla stanchezza, dalla mancanza di fede e dalla tentazione di fare come tutti. Gli evangelisti, con coraggio, giungono ad affermare che colui che più di tutti ha faticato è Pietro.

Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 25 Aprile 2025” su Spreaker.

È proprio Pietro, il principe degli apostoli, colui cui Gesù affida la tutela del deposito della fede, Pietro, ha sperimentato la propria fragilità, ha negato di conoscere il Signore davanti all’insistenza di una serva. Ora davanti alle sue apparizioni è come se restasse distante, come se quella resurrezione non lo riguardasse da vicino. Eppure Luca ci dice che Gesù è apparso a Simone, come commentano gli apostoli chiusi nel cenacolo dopo la testimonianza dei due discepoli. Ma non c’è traccia di quella apparizione, nessuno ne ha parlato. Forse perché non è andata granché bene.  

È come se la resurrezione non lo riguardasse perché Pietro è travolto dal senso di colpa, accecato dalla sua povertà. Consapevole di avere sbagliato. Tornare a pescare sul lago di Tiberiade sancisce un clamoroso fallimento, si chiude le parentesi del discepolato, si mettono in soffitta quei tre anni strepitosi e si torna alla vita normale.

Ma alla fine di ogni notte, alla fine di ogni delusione, là dove viviamo, quando siamo spiazzati dalla vita, il Signore ci aspetta. Con garbo e delicatezza invita Pietro e gli altri a riprendere il largo, a gettare la rete dal lato debole della loro vita. Le stesse parole che avevano udito su una spiaggia simile a questa e che li aveva convinti a riprendere il largo.  

Pietro, dopo essere stato perdonato da Cristo, deve imparare a perdonare se stesso per diventare, infine, la roccia su cui ogni credente può appoggiarsi. È proprio il fragile Pietro potrà essere il punto di appoggio per molti fratelli, perché non giudicherà, provato come è stato provato nel suo limite. Se anche la Pasqua ci ha trovato intristiti, non disperiamo, siamo in ottima compagnia.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

LEGGI ALTRI COMMENTI AL VANGELO DEL GIORNO

- Pubblicità -

Ascolta anche su Spotify