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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 24 ottobre 2026

Vangelo del giorno di Lc 13,1-9

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
Dal Vangelo secondo Luca.

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

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Parola del Signore.

Fonte: Chiesa Cattolica

L’idea che il dolore, la disgrazia, alla fine vada ricondotta a Dio in fondo ci tormenta.

Di chi è la colpa per la morte di quei tali sepolti dal crollo della torre di Siloe? E di quei poveracci uccisi durante il culto dai soldati romani?

Ascolta il commento

La risposta di Gesù è destabilizzante: non i loro peccati sono la ragione della loro morte. Ma l’imperizia del costruttore e la violenza dei romani.

Ci sono ragioni semplici di causa ed effetto che giustificano gran parte del dolore che viviamo.

Le nostre scelte, i nostri giri di testa, la prevaricazione degli esseri umani, la bramosia, la caducità dell’essere, il fatto che siamo creatura fragili. Giusto ci sta.

Ma, aggiunge Gesù, approfittate di questi episodi per farvi i conti in tasca, per capire che la vita è breve e instabile, che è essenziale trovare l’essenziale. Per convertivi.

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Non offre risposte, ma indica un percorso, vede nella sofferenza una opportunità.

Mi ribello in me stesso, io vorrei non soffrire, altro che storie! Ma, alla fine mi arrendo: non ho in me tutte le risposte, non so la ragione del dolore, almeno di quello dell’innocente (molta della sofferenza che vivo me la sono creata io!).

Ma mi fido. Sì, Signore, cerco di prendere le inevitabili fatiche della vita non come una punizione ma come un’opportunità.

E no, non ce l’hai affatto con me, non scherziamo. Io, spesso, ce l’ho con me, e gli altri, più raramente.

E tu non sei l’assicuratore della mia vita, non sono eterodiretto, non sono una marionetta.

Dio è come il padrone che sa pazientare anche se il fico è sterile, anche se si aspetta un abbondante raccolto e non trova nulla.

Invece di tagliare il fico e di piantarne un altro, come faremmo noi, gli zappa intorno e lo concima, sperando che porti frutto.

Ha pazienza Dio, è un inguaribile ottimista, spera sempre che riusciamo a cambiare, a dare il meglio di noi, a fiorire e portare frutti.

Quante vite aride incontro! E quanto anche la mia vita, nonostante tutte le cure che ho sperimentato in questo lunghi anni, rischia di inaridirsi!

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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