Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 24 Marzo 2026

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Vangelo del giorno di Gv 8,21-30

Avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono.
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

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Parola del Signore.

Un dialogo fra sordi, siamo onesti. Gesù parla delle cose di Dio, della tenerezza, dell’Alleanza, del fatto che il Padre ha inviato il Figlio perché il mondo lo conosca definitivamente, senza ambiguità. È tutto chiaro, tutto luminoso, tutto intenso.

Solo che. Solo che parla un linguaggio troppo autentico, troppo intenso, troppo vero, troppo spirituale, inaccessibile per chi non vuole, sul serio, mettersi in gioco.

Noi ora capiamo, bella forza. Lo Spirito ha condotto le primizie comunità a capire, alla luce della Pasqua, quanto Gesù aveva detto e fatto. E l’evangelista Giovanni riprende i discorsi di Gesù e li rilegge, condotto dallo Spirito. E noi, ora, sappiamo chi è il Nazareno, chi è da prima della creazione del mondo, dall’inizio, dal principio.

Ma in quel momento chi gli sta attorno fatica. Fatica anche solo a riconoscere in lui un profeta, un uomo inviato da Dio… Fiumi di pregiudizi, tutti rigidamente religiosi!, oscurano la realtà, irrigidiscono, impediscono di capire.

Gesù, davanti a tanta ostilità, alza lo sguardo, immagina, capisce che non rimarrà che un’opzione, drammatica, crudele, definitiva. Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che io Sono. Ecco. Un colpo allo stomaco.

La croce svelerà la sua vera identità, sarà il suo si definitivo, che compie ogni profezia. La croce diventa il codice di interpretazione delle parole del Maestro. Perché altro è fare discorsi intensi, proferire parole spirituali, altro predicare, e altro è morire.

Morire come si è chiesto di vivere, morire in assoluta coerenza con quanto professato, preferendo la morte al rinnegare il volto del Padre sperimentato e annunciato.

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È così: la croce, per noi discepoli, è la manifestazione della vera identità del Signore Gesù. È la chiave di lettura della nostra fede. L’unità di misura dell’amore di Dio per l’umanità, una misura senza misura. Sì: vedendo l’appeso noi scopriamo che lui è Io Sono, Dio stesso, l’amore donato.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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