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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 24 luglio 2026

Nei giorni scorsi abbiamo celebrato la felice memoria della Maddalena e di Brigida e le letture hanno sostituito la parabola del seminatore in Matteo che riprendiamo oggi.

In maniera piuttosto originale, visto che è il Signore stesso a darne spiegazione, una sorta di omelia personalissima!

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Gesù, anzitutto, ci invita a gioire per quanto stiamo facendo: beati noi che abbiamo la possibilità di meditare, di leggere, di scrutare la Parola, di farla diventare preghiera!

Beati noi che abbiamo nel cuore un cammino che ci porta all’essenziale, che ci siamo fidati della sua Parola!

L’atteggiamento della gratitudine sia davvero il cuore del nostro cammino, accogliamo il Vangelo ogni giorno come il seme che Dio, con abbondanza, semina nei nostri cuori!

La parabola, quindi: il seme è la Parola, il terreno siamo noi.

Quando il seme cade sull’asfalto viene il Maligno, come un corvaccio, e se la porta via.

Ed è vero! che fatica facciamo anche solo a ricordarci il Vangelo che abbiamo proclamato domenica scorsa…

A volte, invece, la Parola attecchisce sul terreno sassoso ma non siamo costanti e basta una presa in giro, una piccola “persecuzione” per prendere le distanze dalla fede; altre volte il seme cade in mezzo ai rovi, a una vita difficile, spinosa, e le preoccupazioni della vita, le troppe cose da fare, le corse quotidiane finiscono col soffocare il Vangelo.

Che dire? Ammiro un Dio che, ostinato, semina la Parola fra le pietre e fra i rovi, convinto che possa crescere e portare frutto.

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E sì, vedo bene anch’io i rischi di cui parla il Signore:

  • la dimenticanza
  • la fatica a schierarci e a dirci discepoli
  • le troppe cose da fare che anestetizzano l’anima.

Ma, dice il Signore, c’è anche il terreno che accoglie e porta frutto, tantissimo frutto!

Chi è il terreno che porta frutto? Vi dico la mia: secondo me è chi si è riconosciuto nei primi tre.

Chi dice, con verità, Signore, sono proprio così: distratto, scostante, indaffarato…

Riconoscendo il nostro limite possiamo davvero portare frutto!

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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