Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 22 Giugno 2020

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Gesรน chiede ai suoi discepoli di non giudicare per non essere giudicati, che non significa lโ€™assenza del giudizio, ma la consapevolezza che il giudizio con cui noi operiamo sarร  lo stesso che Dio rivolgerร  nei nostri confronti.

Gesรน invita il discepolo allโ€™autocritica, a guardare prima a se stesso e al proprio atteggiamento prima di scagliarsi contro qualcuno della propria comunitร  giudicandolo, mettersi nei suoi panni, fare un bel tratto di strada insieme. Gesรน insegna piuttosto ad accorgersi compiendo una conversione metanoia di quanto male cโ€™รจ in noi.

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Il giudizio nel cristiano esiste, รจ il discernimento (da krinein, separare), ci aiuta a capire, a distinguere. Non siamo chiamati a tacere, a fare i tonti, a non esprimere unโ€™opinione ma a prendere il Vangelo come metro di misura del nostro giudizio, applicandolo anzitutto a noi stessi.

Non facciamo finta di niente, siamo chiamati a prendere sul serio la veritร  che emerge dal nostro essere discepoli ma questa veritร  non la possediamo, nรฉ la brandiamo come unโ€™arma. La veritร  stessa ci giudica, ci mette alle strette, ma ci redime.

Il giudizio di Dio รจ la salvezza (Gv 6,39).

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