Vangelo del giorno di Mt 22,1-14
Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
Parola del Signore.
- Pubblicità -
Incontrare Dio è la più bella festa cui una persona possa partecipare. Una bella festa nuziale riuscita, ecco cos’è l’incontro con Dio. Non un dovere noioso. Non un obbligo. Non una penitenza per meritarci il Paradiso che, per giunta, è pure gratuito (fatevi furbi!). Una splendida festa.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 21 Agosto 2025” su Spreaker.La parabola raccolta da Matteo mischia diversi piani, saltano subito agli occhi, inserzioni derivanti, probabilmente, da altri detti di Gesù. La prima parte racconta del rifiuto degli invitati, troppo occupati dalle cose di questo mondo per pensare seriamente a Dio.
Matteo, probabilmente, si riferisce alla parte di Israele che non accetta l’invito ma possiamo benissimo attualizzarla: anche noi corriamo il rischio di essere troppo indaffarati per gioire.
I luoghi comuni, durissimi a morire e fomentati dai cattolici troppo devoti! continuano a relegare la fede nelle attività doverose ma noiose, da fare il meno possibile.
Dio c’è. Sia, ma ora non me ne occupo, ci penserò quando vedrò sorella morte in fondo alla stanza, allora tirerò fuori tutto l’armamentario dei devoti. E così, come gli invitati, rifiutiamo l’idea che Dio abbia a che fare con la felicità. Anzi, con la mia felicità.
Cosa abbiamo di meglio da fare, oggi, del lasciarci amare da Dio? Al rifiuto degli invitati il re si indigna e invia dei soldati a uccidere chi si è rifiutato. Mamma mia! Terribile!
Capiamola bene: gli studiosi ci dicono che la prima comunità ha visto la distruzione del tempio, cui hanno assistito, come conseguenza del rifiuto a riconoscere Cristo. Non una punizione, quindi, ma l’epilogo della proprie scelte sconsiderate.
L’inserzione finale di Matteo, derivata da un altro detto di Gesù, sull’invitato cacciato perché vestito in maniera inadeguata, cosa del tutto improbabile avendo appena raccolto gli invitati fra i mendicanti! pare essere, invece, rivolta a noi discepoli, che ci siamo trovati seduti al tavolo senza averne diritto, figli acquisiti dopo il diniego di Israele.
- Pubblicità -
Anche noi corriamo il rischio di abituarci alla festa, di cadere nella routine della fede.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
LEGGI ALTRI COMMENTI AL VANGELO DEL GIORNO

