Un versetto appena, uscito dalla penna di Luca, un’annotazione quasi distratta, marginale, apparentemente insignificante e che, pure, a saperla leggere, ribalta le nostre (piccole) convinzioni.
Un’annotazione che descrive un elemento della vita della prima comunità e che, se letto bene, dovrebbe farci saltare sulla sedia. Sì perché, nel gruppo dei discepoli, dice Luca, c’erano delle discepole. E non donne di servizio ma, fra di esse, anche persone di rango. E che non facevano le perpetue stirando le camicie degli apostoli, ma collaboravano attivamente all’opera di annuncio del Signore, usufruendo anche del proprio patrimonio economico personale.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 20 Settembre 2024” su Spreaker.Tre donne particolarmente vicine al Maestro, tre discepole di rango, come tre erano gli apostoli più prossimi al Signore, Pietro, Giacomo e Giovanni. Tre donne! Sappiamo che, al tempo di Gesù, la donna nella civiltà ebraica era poco più di un’appendice del maschio, senza vera identità, senza diritti, in tutto soggetta alle decisioni del marito o del padre. Non poteva uscire da sola, né parlare in pubblico, né pregare insieme agli uomini.
Una condizione di servilismo assoluto e di subalternità senza vie di scampo, atteggiamento figlio della cultura del tempo, certo, e rafforzato da una interpretazione tutta maschile della Torah. Spiegare la Legge alle donne, sentenziavano i rabbini, era tempo perso perché le cose di Dio riguardavano solo i maschi. Interpretazione maschilista, dicevano, sarebbe bastato leggere e meditare le pagine che raccontano delle matriarche o delle eroine di Israele come Giuditta o Ester.
Tant’è: alle pie donne devote era riservato il focolare della casa, non certo l’aula di una scuola rabbinica. Invece veniamo a sapere che Gesù aveva realizzato le pari opportunità e senza troppi problemi ma con tantissimo scandalo, aveva fra i suoi discepoli delle donne, coinvolte e protagoniste.
Sono passati duemila anni e la novità e la freschezza di Gesù, quell’intuizione così innovativa, stenta ancora a realizzarsi nella Chiesa. E se lo facessimo, finalmente?
FONTE: Amen – La Parola che salva – Il blog di Paolo
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