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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 20 ottobre 2026

Vangelo del giorno di Lc 12,35-38

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.
Dal Vangelo secondo Luca.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

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Parola del Signore.

Fonte: Chiesa Cattolica

Facciamoci due conti in tasca, serenamente e seriamente. Guardiamo per cosa vale la pena di vivere, dove stiamo investendo tempo ed energia, risorse e qualità, nella nostra vita.

Se il Vangelo è solo un’appendice (sana e santa) all’interno della nostra quotidianità o se, invece, ha cambiato il nostro modo di vedere.

Ascolta il commento

Il tempo che stiamo vivendo è un tempo di mezzo, nell’attesa che il Signore della gloria torni. A noi, qui e ora, Dio affida la gestione del Regno, per renderlo presente, per vivere come figli di Dio.

Le nostre comunità, allora, diventano succursali del Regno, pagine pubblicitarie dell’umanità nuova perché riconciliata, profezia di un mondo nuovo. Anche se non siamo capaci, anche se non siamo degni, anche se zoppichiamo.

Perciò la nostra speranza non delude perché supera la speranza che deriva dall’ottimismo che ci è connaturale, perché saldamente ancorata all’esperienza di un Dio che ci ama tanto da morire.

Il rischio, semmai, è di non accorgercene. State pronti, ammonisce Gesù.

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Pronti a viaggiare, pronti a mettere in discussione ogni risultato, ogni certezza, tanto più se derivante dalla fede e dalla religiosità.

Se abbiamo capito che il nostro cuore è fatto per l’infinito e l’infinito cerchiamo, stiamo pronti a cercare all’infinito.

È il salubre atteggiamento del discepolo, la consapevolezza del “già e non ancora”.

Già conosco Dio, eppure non lo possiedo ancora. Già ho vissuto una splendida esperienza affettiva, eppure so che nessun amore colma il mio cuore definitivamente.

Già ho scoperto, alla luce del Vangelo, quanta grazia e luce interiore ricolmano il cuore, ma, ancora, vivo momenti di sconforto e di buio.

Già ho capito chi sono, ma ancora non so chi sarò. Una tensione sana, bella, che ci conduce all’essenziale, che ci stacca dalla pesantezza della quotidianità, che ci restituisce al realismo.

State pronti, ci chiede il Maestro. E noi vegliamo nella notte.

Questa notte della Storia. Ogni notte. Scrutando l’Oriente, aspettando l’aurora.

Quanta fede ci chiedi, Signore!

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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