Vangelo del giorno di Lc 12,13-21
Quello che hai preparato, di chi sarà?
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
Parola del Signore.
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Alzi la mano chi non ha mai avuto almeno un piccolo dissidio per questioni di soldi. Ovvio, siamo persone equilibrate e oneste, e il tale che chiede a Gesù di intervenire con il fratello per una questione di soldi, probabilmente ha ragione. E forse anche noi abbiamo sperimentato quante discussioni, a volte drammatiche, scaturiscono per questioni di eredità.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 20 Ottobre 2025” su Spreaker.Ma Gesù sa che dietro la domanda del rissoso fratello c’è una questione di soldi e ne approfitta per fare una riflessione sulla ricchezza. A parole, sempre, siamo tutti liberi e puri, francescani connaturali, liberi come dei monaci di clausura, votati all’essenzialità.
Proviamo tutti un connaturale pudore nei confronti del denaro, lo consideriamo qualcosa di pericoloso, di sporco, di ambiguo. Una persona ricca è sempre guardata con sospetto e, specie nel nostro mondo cattolico, siamo sempre in imbarazzo a parlare di denaro.
Gesù, paradossalmente, è molto libero a tal proposito: non dice che la ricchezza è una cosa sporca. Dice solo che è pericolosa. Perché promette qualcosa che non riesce a mantenere: la felicità.
Ovvio: è molto meglio vivere senza la preoccupazione della miseria. Ma anche la ricchezza può diventare un peso, una continua preoccupazione che toglie il sonno e il buonumore.
Guardate, ad esempio, al pover’uomo della parabola: un gran lavoratore, non ci viene descritto come un disonesto, né come un avido, anzi, fa tenerezza la sua preoccupazione di far fruttare bene i suoi guadagni per poi goderseli in pace…
La sua morte non è una punizione, ma un evento possibile, sempre nell’ordine delle autonomie delle cose di cui sopra. Chissà: forse troppo stress, troppo lavoro, troppe sigarette sono all’origine della sua morte improvvisa, non certo l’azione di Dio.
Gesù ci ammonisce: la ricchezza ci illude che possedere servirà a colmare il nostro cuore. Solo Dio, l’infinito, colma il nostro desiderio di infinito. Che il fratello, allora, si metta d’accordo per l’eredità, senza disturbare il Maestro. Ma non sarà quella la soluzione alla sua sete di felicità.
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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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