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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 20 Agosto 2025

Vangelo del giorno di Mt 20,1-16

Sei invidioso perché io sono buono?

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore.

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Il nostro Dio è un Dio sprecone, che soffre nel vedere i lavoratori disoccupati alle cinque di sera, che accetta di prenderli anche quando sono ormai inutili nel lavoro, quando la stanchezza e il caldo si fanno sentire e il ritmo diminuisce, vedendo la conclusione della giornata avvicinarsi.

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Bella storia, bella parabola, siamo tutti contenti. O quasi. Perché questa parabola non la capiamo veramente, siamo sinceri, perché percepiamo forte una palese ingiustizia nei confronti di coloro che hanno sudato tutto il giorno e ricevono la stessa paga di quanti hanno scorrazzato un’ora soltanto nella vigna, fingendo di lavorare.

Capiamola bene, allora, questa parabola: l’accordo stabilito con gli operai della prima ora è quello di avere un denaro in cambio del loro lavoro. Patti chiari, amicizia lunga.

Poi, arriva il momento della paga, e il padrone comincia a pagare partendo dagli ultimi e dà loro un denaro. Stupore inatteso per chi si vede dare il denaro. Stupore per quelli della prima ora che pensano sicuramente di ricevere più del pattuito.

E invece non accade; giunto il loro turno, ricevono anch’essi un denaro. Malumore, ovvio. Hanno ragione, in fondo, non è giusto quest’atteggiamento, occorre protestare educatamente, chiedere almeno due o tre denari, forse il padrone si è distratto.

Certamente, visto il malumore, chiederanno al padrone di più. Macché. Nessuno osa chiedere quanto sarebbe giusto, nessuno osa dire quanto hanno detto fra di loro. Parlano, sì, e chiedono che agli ultimi sia dato di meno. Meno di un denaro.

Si fanno forti con i deboli, e si manifestano deboli con i forti. Un denaro è il guadagno minimo giornaliero per poter dar da mangiare ad una famiglia ai tempi di Gesù.

Invece di esercitare un legittimo diritto (“Dacci di più, abbiamo lavorato tutto il giorno!”), se la prendono con i deboli: chiedono di dar loro di meno. Meno di ciò che è indispensabile per vivere. Terribile.

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Il padrone si urta, e fa bene. Così scopriamo che Dio ha ridato dignità agli ultimi.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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