Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 19 Novembre 2020 – Lc 19, 41-44

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Il Maestro piange, sconfortato dalla tiepida accoglienza della cittร  che uccide i profeti. Piange perchรฉ la sua Parola รจ manipolata, stravolta, ignorata, gli si ritorce contro.

La sua predicazione mette in discussione troppi poteri acquisiti, troppe presunte certezze, troppi soldi. Il tempio รจ in fase di ricostruzione, sarร  finito fra una trentina dโ€™anni, segno trionfale della riconquistata importanza della cittร , il culto รจ ripreso, dando identitร  ad un popolo che da troppo tempo passa da unโ€™invasione allโ€™altra smarrendo la dignitร  e lโ€™orgoglio di essere la nazione santa scelta da Dio per proclamare ai popoli le sue opere.

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Che vuole questo Nazareno? รˆ uno dei tanti fanatici che rischiano di innervosire i romani, che da qualche tempo stanno smilitarizzando la rissosa provincia orientale. Che dice, di cosa parla? Contesta i sadducei, contesta il tempio, contesta addirittura i devoti del tempo. รˆ pericoloso, poco importa se egli รจ davvero ciรฒ che dice di essere.

Va contenuto, ignorato, eliminato.ย  Poveri illusi: il tempio, centro e motore del nuovo Israele, verrร  raso al suolo dieci anni dopo essere stato finito, come ricorda la seconda parte del testo, che risente della triste esperienza di chi scriveโ€ฆ

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