Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 18 Settembre 2020

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Un versetto appena, uscito dalla penna di Luca, che descrive un elemento della vita della prima comunitร  e che, se letto bene, dovrebbe farci saltare sulla sedia. Sรฌ perchรฉ, nel gruppo dei discepoli, cโ€™erano delle discepole.

E non donne di servizio ma, fra di esse, anche persone di rango. E che non facevano le perpetue stirando le camicie degli apostoli, ma collaboravano attivamente allโ€™opera di annuncio del Signore, usufruendo anche del proprio patrimonio economico personale.

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Sappiamo che, al tempo di Gesรน, la donna nella civiltร  ebraica era poco piรน di unโ€™appendice del maschio, senza vera identitร , senza diritti, in tutto soggetta alle decisioni del marito o del padre. Non poteva uscire da sola, nรฉ parlare in pubblico, nรฉ pregare insieme agli uomini. Una condizione di servilismo assoluto e di subalternitร  senza vie di scampo.

Invece veniamo a sapere che Gesรน aveva realizzato le pari opportunitร  e senza troppi problemi ma con tantissimo scandalo. Sono passati duemila anni e la novitร  e la freschezza di Gesรน, quellโ€™intuizione cosรฌ innovativa, stenta ancora a realizzarsi nella Chiesa. E se lo facessimo, finalmente?

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