Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 18 maggio 2026

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Vangelo del giorno di Gv 16,29-33

Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!
Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

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Parola del Signore.

Adesso credete? Vabbè Signore, però così ci fai davvero cadere le braccia… Noi ce la mettiamo tutta, soprattutto in questo tempo pasquale, in questo periodo caliginoso, in questa Chiesa stordita e sofferente (almeno in Europa).

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E abbiamo ascoltato ogni giorni, da settimane, l’impegnativo discorso che hai fatto dopo l’ultima Cena: è stato difficile seguirti (e difficile commentarlo, credetemi…) ma, teste dure, cuori brachicardici, alla fine abbiamo capito: sei tornato al Padre, ci mandi lo Spirito che ci conduce alla verità tutta intera e alla gioia piena, aspettiamo il tuo ritorno definitivo.

Ecco, capito. E ci crediamo, sì, con fatica, ma ci crediamo. Perché non ci accontentiamo di una fede semplice (semplicistica?), che non si pone troppe domande, no.

Crediamo sul serio, di fidiamo di chi, in questi duemila anno, ci ha parlato di te in maniera credibili, siamo andati a vedere e abbiamo visto e creduto che tu sei il Cristo di Dio. Finalmente! Era l’ora!

Adesso noi crediamo che non sei solo un grand’uomo, carismatico, un profeta, un uomo di Dio. Adesso crediamo che tu il Padre siete una cosa sola. E tu, simpaticone, ci dici: adesso credete? Vi piacerebbe!

C’è ancora molto cammino da fare, e cadute da mettere in conto e porte sbattute in faccia, e momenti di sconforto e di scoraggiamento… Perché non si è mai credenti una volta per sempre, non si è mai davvero convertiti, non si è mai definitivamente arrivati, macché.

Guardo a questo lungo cammino percorso in questi decenni, da quando mi sono avvicinato alla fede, da quando mi sono innamorato della vita bella del Vangelo. Sì, la vita di fede è una crescita fra alti e bassi, fra scoperte e gioie intense e brucianti delusioni.

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Sento il peso della mia incoerenza e del peccato (quello sano, che non deprime) e, alla fine, sorrido vedendo il Signore dirmi: adesso credi? No, Signore, non ancora. Non ancora abbastanza. Non ancora fino all’effusione del sangue.

E tu, sorridendo, mi incoraggi: io ho vinto il mondo. Non sono io ad avere fede, è Dio che ha fede in me, è Cristo che ha fede in me.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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