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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 17 luglio 2026

Il rischio c’è, non scherziamo. Allora come oggi, è un atteggiamento che coinvolge soprattutto chi ha fatto un (denso e impegnativo) cammino di fede.

Alla fine del percorso, ci si sente strutturati, provati, saldi e l’esperienza che portiamo nel cuore pensiamo siano l’unico modo per incontrare Dio.

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Il rischio di diventare avvocati difensori di Dio, a quel punto, è più che probabile: allora davanti al comportamento degli altri, in assoluta umiltà facciamo notare le contraddizioni di chi abbiamo accanto (mentre, di solito, siamo piuttosto tolleranti con le nostre!).

Così accade con Gesù, nel vangelo di oggi: i farisei, i devoti del tempo, determinati e coerenti, fanno notare al Maestro che i suoi discepoli hanno spiluccato qualche chicco di grano mentre stanno attraversando i campi in giorno di sabato. Non sia mai! Quello è un lavoro!

E Gesù, tenero, risponde e argomenta, dimostrando, fra l’altro, grande pazienza e una impressionante conoscenza della Scrittura.

Il sabato, dono di Dio all’uomo per ricordargli di essere figlio, non schiavo (i figli si riposano!) va rispettato ma senza cadere nel legalismo. Ogni legge, anche quella divina, va interpretata, contestualizzata, capita.

Così Davide in fuga mangia i pani destinati ai sacerdoti e gli stessi sacerdoti il sabato lavorano senza violare la norma. Insomma, conclude Gesù, la chiave di interpretazione di ogni legge divina è la misericordia: Dio ci ha donato un cammino verso la felicità, non un percorso ad ostacoli.

Così anche per noi, oggi: i cristiani, discepoli del risorto, hanno accolto le parole del Maestro e la sua (unica) legge, quella dell’amarci gli uni gli altri con l’amore con cui siamo stati amati.

Poi questa straordinaria regola è stata declinata, concretizzata ma, è bene ricordarlo, guai a cadere nuovamente nel legalismo!

Il criterio della misericordia, cioè dello sguardo benevolo e positivo, deve sempre caratterizzare ogni norma, regola, abitudine, senza diventare dei censori inaciditi.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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