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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 17 Luglio 2025

Vangelo di Matteo – Mt 11,28-30

Io sono mite e umile di cuore.

In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

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Parola del Signore.

Sì, Signore, siamo stanchi.
Stanchi della stortura di questo mondo, stanco dell’essere umano che non impara, stanchi dell’ingiustizia e della violenza che a volte contribuiamo a far crescere…
Stanchi anche dei lati oscuri del nostro carattere, e della nostra incoerenza, e del nostro vittimismo.

E oppressi, certo.
Dalla situazione che stenta ad evolversi, da rapporti famigliari tossici, dai nostri sensi di colpa, dai giri di testa…
Stanchi e oppressi anche se, ad essere sinceri, non abbiamo veramente di che lamentarci.
Guardando le tante vittime della guerra, i profughi, coloro che fuggono e sfidano la morte perché oppressi da regimi dittatoriali.

E tu, ancora una volta, ci dici: venite a me.
Tu sei il nostro riposo, tu sei la nostra liberazione, tu sei la nostra speranza.
Ma non ti carichiamo delle cose che possiamo fare noi, no, non sarebbe giusto.

Sì, Signore, ci siamo scoperti amati. Io sono amato. A prescindere.
La storia dell’umanità, a saperla leggere, a volerla vedere, è una straordinaria epifania d’amore.
Un amore che proviene da Dio e a lui conduce.
Un Dio amorevole che ci ha creati liberi, che ci osserva come fa un padre/madre mentre vede il proprio figlio muovere, tentennando, i primi passi.

Discreto, celato, Dio ci ha donato tutte le possibilità per crescere, per fiorire, per amare.
E vede, osserva.
Il Dio svelato dalla Scrittura non è distratto, insofferente, sbadato; conosce, sa, interviene con discrezione.

Gesù vede la nostra stanchezza esistenziale,
vede quanto ci è difficile vivere,
vede quanta sofferenza, inutile al più, incontriamo sulla nostra strada.

E ci viene incontro offrendoci un modo di affrontare le giornate:
imitare lui, prendere su di noi il lieve giogo dell’amare.
Amare perché ci scopriamo amati.
Amare perché ne siamo capaci. In Lui.

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Riposati e liberi, grazie a te, Signore,
che ci ami con libertà e rispetto,
cambieremo il mondo, un passo alla volta.
A partire da oggi.
A partire da me, così come sono, senza attendere oltre.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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