Vangelo del giorno di Lc 11,42-46
Guai a voi, farisei; guai a voi dottori della legge.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».
Parola del Signore.
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Mi tremano i polsi quando leggo la durezza di queste parole: Gesù, dopo avere messo in evidenza le contraddizioni dei farisei, molto scrupolosi e attenti nel rispettare le infinite norme della Legge orale, giungendo a pagare la decima, prevista sui raccolti, anche per le tisane (!) se la prende contro i dottori della Legge, irritati dall’atteggiamento del falegname venuto dal Nord.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 15 Ottobre 2025” su Spreaker.E anche per loro il giudizio è impietoso: impongono pesi che loro non portano nemmeno con un dito. Riducono la fede a norma, il cammino che conduce a Dio diventa una corsa ad ostacoli impietosa in cui la selezione è brutale ed inevitabile.
Loro no, non ne hanno bisogno, sono esperti nella conoscenza della Parola divina, sono esentati, si sono attribuiti privilegi che i comuni mortali non si sognano di avere neanche lontanamente.
Due atteggiamenti molto diffusi fra i credenti di tutte le religioni e di tutti i tempi. Da una parte l’atteggiamento di chi si sente più devoto di Dio e amplia a dismisura le norme, le regole, gli atti di fede, le penitenze, le rinunce.
Come fanno appunto, i farisei, che praticano il digiuno due volte la settimana quando la Legge lo prescriveva due volte durante l’anno! Dall’altra i teologi, diremmo oggi, i preti, i religiosi, che conoscono in ogni dettaglio la vita di fede ed elaborano ragionamenti, riflessioni, che invece di portare il fedele ad una più grande gioia, una libertà interiore, lo riducono a schiavo e lo riempiono di paura e di frustrazione.
Ho paura quando leggo queste parole perché vedo anche in me un rischio del genere. Chiedere agli altri ciò che io per primo non riesco a vivere, fare tante teorie, anche sante, senza partire dalla realtà, dalla concretezza, dal limite.
Mirare in alto, quando sono consapevole di essere un concorrente più che mediocre. La fede ha una sua concretezza e l’amore una sua forma, che è la norma, certo, ma sappiamo valutare sempre cosa è prioritario!
Per non continuare a fare gli stessi errori, con eccessi che nessuno ha chiesto o teorie che nessuno sa vivere.
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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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