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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 15 Gennaio 2025

Si avvicina, il Maestro, la prende per mano e la guarisce. Lei, subito, si mette a servirli.

Anche noi siamo come la suocera di Pietro: guariti per servire. Se il primo atto da compiere all’interno della comunità è quello di superare una visione demoniaca della fede, il secondo è quello di servire il Signore e i fratelli a partire dalle nostre ferite che diventano feritoie che lasciano passare la luce che abbiamo accolto.

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La comunità non è composta da gente sana, bella, forte, perfetta, esemplare. Ma da ammalati guariti, da peccatori perdonati, da persone fragili e impedite che in Cristo trovano guarigione e forza. Siamo dei guaritori feriti, perciò siamo in grado di servire i fratelli. Senza giudicarli, senza criticarli, senza caricarli di sensi di colpa, pessima abitudine ancora troppo diffusa.

Noi per primi, davvero, abbiamo sperimentato il peso delle malattie dell’anima: lo sconforto, la paura, la solitudine, l’arroganza, la lussuria, l’egocentrismo, il narcisismo, l’indifferenza. E ne siamo stati guariti. O ne stiamo guarendo. Perciò siamo (potremmo essere) credibili: perché accogliamo senza giudicare, senza sentirci o apparire saputelli e arroganti.

La curiosità raduna una piccola folla nel cortile interno della casa della moglie di Pietro. Gesù non li delude ed esce dalla piccola casa del pescatore, si ferma sulla soglia e lì guarisce e libera.

Esiste ancora quella soglia. La si vede visitando gli scavi archeologici della città di Cafarnao, davanti alla casa identificata (con alta probabilità storica) come la casa di Pietro. C’è ancora quella soglia: un lastrone di pietra fra due sponde di muro che dovevano contenere una semplice porta, unico accesso alla piccola costruzione.

Il Dio dei confini, che cerca pescatori di umanità in un paesino di frontiera, sulla spiaggia, altro confine, ora si pone sulla soglia. La soglia che unisce pubblico e privato, sociale e intimo, folla e casa, sacro e profano. Non più la sinagoga e nemmeno più la casa, ma la strada diventa il luogo dell’annuncio e della guarigione.

+++Commento tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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