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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 14 Ottobre 2025

Vangelo del giorno di Lc 11,37-41

Date in elemosina, ed ecco, per voi tutto sarà puro.
Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Parola del Signore.

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Quanto è libero il Signore! Quanto è magnificamente libero! Anche dalle norme rituali, anche dalle prescrizioni che dovrebbero avvicinarci a Dio, anche dalle consuetudini spacciate per assolute e intoccabili.

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Libero perché autentico, autentico perché libero: dai giudizi, dai condizionamenti, dalle norme – anche quelle religiose, anche quelle morali – dalle pressioni sociali. Libero perché tutto e solo di Dio, concentrato e orientato a testimoniare il Padre come unica priorità.

In tutte le religioni esiste la preoccupazione di distinguere, di dividere, di sezionare, di separare sacro e profano, puro e impuro, di dare ai fedeli delle regole, delle norme, delle prescrizioni. Gesù no, non lo fa. O, meglio, va alla radice di ogni purezza e di ogni impurità, attinge al significato profondo dei gesti quelli che, purtroppo, spesso abbiamo perduto di vista.

No, non fa le abluzioni prima di mangiare. Perché ogni cosa è pura, ogni dono di Dio è in sé positivo, tutto è luminoso nello sguardo di Dio, tutto è armonia per chi cerca la sua presenza.

Non fa l’anarchico, il Maestro, non vuole certo snobbare le consuetudini ma evitare che diventino un paravento, una vuota abitudine, un modo per sentirsi a posto, giusti, devoti al cospetto di Dio.

Le abluzioni che vanno fatte sono, anzitutto, quelle del cuore, quelle della vita, quelle delle scelte concrete, quelle interiori. È inutile pulire l’esterno del piatto se l’interno è pieno di ogni rancore e rabbia, di ogni malvagità, di ogni invidia.

Inutile rispettare le norme di purificazione rituale se l’anima è nera come la pece, torbida, colma di ogni giudizio e veleno. Compiamoli pure i riti, ma che siano veri, che manifestino quanto abbiamo dentro.

E lo spirito con cui viverli è chiaro: doniamo in elemosina, anzitutto, ciò che c’è dentro, la parte più autentica di noi stessi. Facciamo della nostra vita un dono prezioso per chi oggi ci incontrerà, diventando sorriso di Dio, consolazione del Padre all’uomo.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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