Vangelo di Giovanni – Gv 12,1-11
Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
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Parola del Signore.
Sei giorni prima della Pasqua, cioè oggi, qui, stasera. Alla fine della nostra giornata di lavoro, mentre pensiamo al pranzo di Pasqua o alla gita fuori porta di Pasquetta. E cerchiamo di far quadrare il cerchio, di mettere insieme tutte le cose che facciamo, gli impegni, i casini.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 14 Aprile 2025” su Spreaker.Oggi, stasera, sei giorni prima di Pasqua, Giovanni parla di una cena fra amici, come ad anticipare quell’altra cena, non l’ultima ma la prima, l’unica. La cena del dono definitivo di se stesso. Una cena di ringraziamento, in casa di Lazzaro, l’amico tornato in vita.
Una cena di gratitudine gravida e densa, la gratitudine di chi è risorto dalla morte. E durante quella cena una delle sorelle compie un gesto. Immenso, magnifico, luminoso e straziante. Il gesto di chi sa amare e che solo una donna può fare.
Maria versa sui piedi di Gesù un intero vasetto di olio essenziale di nardo, prezioso oltre ogni immaginazione. Vale trecento denari, sostiene Giuda il discepolo. Cioè un anno di stipendio. Quale profumo può valere così tanto? Nessuno, fidatevi, né allora né oggi.
Il senso del racconto è un altro: Gesù sarà tradito per trenta denari proprio da Giuda. Qui Maria “spreca” trecento denari di profumo, espressione del suo immenso affetto. Come se Maria stesse dicendo: stai per essere venduto, ma il mio amore è dieci volte più intenso di ogni solitudine, di ogni abbandono.
Questo possiamo fare, in questo lunedì lavorativo. Come dei carbonari della fede, mentre i colleghi vivranno stancamente questo lunedì, facciamo della nostra fede, della nostra preghiera, un profumo di gratitudine.
Facciamo compagnia al nostro Maestro che sta per donarsi. Facciamo qualcosa di gratuito, di prezioso: un quarto d’ora di adorazione, un passeggiata nel parco sgranando il rosario, un salmo cantato in cuor nostro mentre andiamo al lavoro.
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Dio si dona, sta per morire d’amore. Tutto è colmo di tenerezza, di nostalgia, di malinconia, di silenzi prolungati. E di profumo che pervade ogni angolo della stanza della nostra vita.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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