Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 12 maggio 2026

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Vangelo del giorno di Gv 16,5-11

Se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito.
Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

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Parola del Signore.

La nostra vita è e rimane un percorso, un cammino, una crescita, passando di conoscenza in conoscenza, di gloria in gloria.

Anche nella vita interiore si cresce, forse di più e meglio che nella vita biologica.

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E giunge un momento in cui, come fa un genitore con il proprio figlio, siamo chiamati a rimboccarci le maniche, a fare da soli, a provare, a osare, a tagliare il cordone ombelicale per camminare con le proprie gambe.

Gesù sta spingendo i propri discepoli, piuttosto perplessi, a fare a meno di lui. Lui sa, ma loro ancora no, che la croce ormai imminente sarà il momento della prova, del superamento di una fede fatta solo di stupore, di gesti prodigiosi, di emozioni e sensazioni.

Una fede fragile, a volte abitudinaria, incapace di fiorire e di prendere il volo.

Quante volte vogliamo rimanere poppanti nella fede! E preferiamo rimanere nelle cose che abbiamo conosciuto, nel nostro ambiente protetto!

Così la nostra parrocchia, il nostro gruppo, il nostro movimento, rimangono un punto di riferimento certo e se questi va in difficoltà, per il cambio del parroco, per il calo delle presenze, allora la nostra fede va in tilt.

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No: la difficoltà può diventare uno strumento essenziale di crescita, di cambiamento, di sviluppo.

Perché permette l’accoglienza dello Spirito, primo dono di Gesù ai credenti, che ha tre compiti: farci vedere che l’unico vero peccato è rifiutare l’amore di Dio che ci giunge attraverso Cristo, farci capire che la giustizia di Dio è ben diversa da quella discutibile e claudicante degli uomini e ci insegna a leggere le contraddizioni del mondo e la Storia come una battaglia già vinta dalla luce contro le tenebre.

Scoprirsi amati, giudicare con lo sguardo benevolo di Dio, non temere il male perché è già stato sconfitto, mica male come compito da svolgere sostenuti dallo Spirito!

Allora svuotiamo il cuore da ogni tristezza e cupezza, e lasciamoci condurre fiduciosi verso nuove scoperte, nuovi orizzonti, nuova vita.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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