Tutte le esperienze religiose della civiltà hanno avuto dei codici di alimentazione, suddividendo i cibi in puri o impuri. Spesso queste distinzioni derivavano dall’esperienza: ad esempio, in certi paesi caldi, si sapeva che era difficile da conservare la carne di maiale che quindi doveva essere evitata e così via. Da queste semplici e necessarie norme igieniche si erano poi stabilite delle norme rituali, di natura divina, in modo da rafforzarne il divieto che, è bene ricordarlo, mirava a tutelare la vita delle persone.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 12 Febbraio 2025” su Spreaker.Attribuire a Dio una serie di prescrizioni, rendendo puro o impuro questo o quell’alimento, questo o quel comportamento, è il tema dell’ostico Vangelo di oggi. Perché Gesù fa una considerazione molto semplice: non ciò che entra da fuori contamina l’uomo, ma ciò che esce: ciò che entra viene digerito e viene espulso, ciò che esce invece, molto spesso, è decisamente più velenoso e può intossicare la nostra e l’altrui anima.
Pensiamo, ad esempio, a quante parole feroci possono distruggere, quanti pettegolezzi, quanti commenti inopportuni, quanti giudizi, possono rovinare il buon nome di una persona. E così Gesù fa un drammatico elenco di stili di vita, di azioni, che possono rovinare gli altri e noi stessi. Oggi, probabilmente, aggiungerebbe anche l’uso improprio dei social e del danno che un giudizio avventato, nascosti dietro l’anonimato, possa rivelarsi devastante per chi lo riceve.
Gesù, senza trascurare le norme igieniche del consumo dei cibi, dice che la loro trasgressione produce danni infinitamente inferiori a quelli che, invece, facciamo con le nostre parole. E quanto ha ragione! È inutile che rispettiamo le (pochissime) norme alimentari della nostra fede, come l’astinenza e il digiuno, se poi non convertiamo il nostro cuore.
Facciamo in modo di non preoccuparci tanto di ciò che è puro nel cibo, ma piuttosto di ciò che è puro nel linguaggio e nelle azioni, di ciò che di malvagio può uscire dalle nostre labbra.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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