Vangelo del giorno di Mt 11,11-15
Non ci fu uomo più grande di Giovanni Battista.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».
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Parola del Signore.
Il Regno subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. È vero, ha ragione il Signore, se abbiamo il coraggio di accogliere il Vangelo, se lasciamo che illumini la nostra vita, oltre che la nostra anima, allora succede un bel guaio.
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Vivere le beatitudini, ad esempio, provoca un vero terremoto anche attorno a noi, nel mondo del lavoro, nella nostra famiglia, fra gli amici e i conoscenti. Diventiamo strambi, eccessivi, bigotti, solo perché prendiamo sul serio il comandamento dell’amore, solo perché lasciamo che il Vangelo, infine, fluisca nelle nostre vite e scardini i nostri luoghi comuni.
Far uscire il Vangelo dalla chiese per calarlo nella vita e nelle scelte provoca sempre dei bei problemi e delle reazioni. Non seguire il pensiero comune, corrotto e fradicio, egoista e narcisista, superficiale e intransigente significa, perlomeno, attirarsi se non la violenza dei gesti almeno la violenza delle parole.
Perciò siamo chiamati noi per primi ad esercitare una santa violenza, cioè uno sforzo poderoso per combattere la nostra pigrizia mentale e la nostra ipocrisia. Il Vangelo ci cambia la vita, la illumina, certo, ma è uno sforzo che richiede determinazione e convinzione. E costa fatica.
Una “violenza” verso noi stessi che è la conversione, l’opera di radicale cambiamento che operiamo nelle nostre vite concrete. Così come ha saputo fare Giovanni Battista, uno dei modelli proposti nel nostri cammino di avvento, il più grande fra i profeti, colui che ha saputo andare oltre per farsi testimone, per diventare segno.
Non riusciremo certo ad imitarlo nelle penitenze e nell’ascesi, superate ora che abbiamo lo sposo fra noi, ma possiamo seguirlo nel suo desiderio assoluto di Assoluto, nella passione che lo ha spinto nel deserto, nella testimonianza che ha saputo rendere anche quando, travolto dalla violenza di Erode Antipa, è rimasto fedele al suo mandato.
Accogliamo con fiducia la violenza che ci proviene dalla nostra fede, coltiviamo la nostra con “violenza” sulle nostre pigrizie.
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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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