Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 11 Aprile 2023

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Perché piangi? Di cosa ti lamenti? Cosa appesantisce il tuo cuore, cosa ti impedisce di essere felice della presenza del Signore risorto? Trabocca di domande il Vangelo, perché il nostro è un Dio che ci scuote, che vuole sapere come stiamo, perché ci ama, perché gli stiamo a cuore. Come hai vissuto questa Pasqua, amico lettore, sorella lettrice?

Cosa è ancora sprofondato nel sepolcro nella tua vita? Cosa ti crea tristezza fino alle lacrime? Perché piangi? Non avere paura di dare un nome e un cognome alla tua sofferenza, è tempo di affrontarla. Perché piangi? Maria è talmente prigioniera del suo dolore per la perdita del suo amato Maestro, da non accorgersi che egli è vivo e gli sta di fronte!

Anche noi corriamo il rischio di enfatizzare il nostro dolore, di lasciarlo dilagare nella nostra vita, di farne un idolo, un monumento. Anche noi corriamo il rischio di essere talmente schiacciati dalla sofferenza da non poterne fare a meno. Talmente rassegnati al vittimismo da non accorgerci che il Signore è lì, ritto accanto a noi, bellissimo e sorridente.

Come con Maria di Magdala, il Signore risorto, splendido, il nuovo Adamo, il giardiniere del nuovo creato, ci accompagna a riconoscere il nostro dolore per poi liberarcene ed abbandonarlo, per lasciarlo andare. La gioia cristiana è una tristezza superata, la consapevolezza che niente ci può veramente separare dall’amore di Cristo.

Come Maria, forse, dobbiamo alzare lo sguardo, superare lo sconforto per ascoltare il nostro nome pronunciato come Dio solo lo sa pronunciare. Il nome che, nella Bibbia, racchiude la profonda identità di ciò che siamo. Dio ti conosce, Dio sa chi sei, Dio sa. Raccoglie le tue lacrime in un otre. Ma ti invita ad andare oltre, a superare ogni lutto e dolore, per scoprirti amato come finalmente riesce a fare Maria. E come posso fare anch’io, se guardo verso il risorto.

Come puoi fare tu, accogliendo questa notizia che è arrivata fino a noi. Qui. Adesso.

Fonte: Il mensile “Amen – la Parola che salva

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