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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 10 Novembre 2025

Vangelo del giorno di Lc 17,1-6

Se sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai.
Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Parola del Signore.

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Sono tre detti che provengono direttamente dalle labbra di Gesù e che Luca inanella in un breve paragrafo. Evidentemente sono di Gesù: nessun apostolo sano di mente se li sarebbe inventati, nessuno avrebbe il coraggio di puntare così in alto, così in profondità.

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Sono parole forti, collegate le une alle altre, consequenziali ad un atteggiamento di conversione e di sequela.

Lo scandalo, anzitutto: se non vigiliamo su noi stessi, se prendiamo la fede sottogamba, corriamo il rischio di scandalizzare chi si sta avvicinando alla fede. E Dio solo sa quanto scandalo abbiamo dato negli ultimi decenni come Chiesa!

Certo, per un prete che sbaglia mille continuano con fedeltà e passione evangelica la propria missione. Ma anche quell’uno è di troppo.

Per un cristiano che ruba ai suoi operai, che giudica con malvagità, che trascura il povero, ce ne sono mille che amano senza misura. Ma anche quell’uno è di troppo.

E, aggiunge subito il Signore, lo scandalo peggiore che possiamo dare è l’assenza di perdono e di misericordia, una fede che diventa impietosa… anche con chi ha dato scandalo!

Cosa che, ahimè, a volte accade proprio verso quei fratelli che sbagliano. Alla fine di tutto è la compassione a prevalere, a rendere credibile il nostro percorso di fede. Guai a scordarci questa grande verità!

Perdonare non è facile, a partire dal perdonare noi stessi, ma possibile. Perdoniamo perché ci siamo scoperti amati e perdonati.

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Ecco perché abbiamo bisogno di fede, di tanta fede, fede che non può essere uno sforzo sovrumano, ma che è accoglienza dell’opera di Dio in noi.

La sequela non è una rigida disciplina ma una progressiva pratica dell’amore che abbiamo scoperto. Così, scoprendoci amati, impariamo ad amare e a perdonare, senza dare scandalo, ma manifestando la fede in colui che tutto salva e tutto perdona.

Forse a questo siamo chiamati, in questo tempo in cui rischiamo di diventare una sorta di riserva per cattolici in via di estinzione…

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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