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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 10 Giugno 2025

Vangelo di Matteo – Mt 5,13-16

Voi siete la luce del mondo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

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Parola del Signore.

Lo Spirito Santo dono del risorto ci permette di vivere la pagina delle beatitudini, di rendere la nostra vita manifestazione credibile della nostra fede. Non diventiamo credibili e testimoni in conseguenza ad un nostro sforzo ma nell’accogliere la magnifica presenza di Dio, lasciandoci fare dal soffio dello Spirito.

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Gesù vive le beatitudini che proclama. E ci svela il volto di un Dio diverso dalle nostre paure, e di un uomo che è all’opposto di ciò che vorremmo.

Dio ci svela che un cuore mite, sincero, fiducioso, pronto a portare le conseguenze delle proprie azioni costruisce una nuova umanità.

La fede insaporisce la vita, il vangelo è un pizzico di sale che dona sapore a tutto il resto.

È vero: chi fra noi ha fatto esperienza della bellezza di Dio sa che la sua vita è cambiata, che è stata illuminata dalla Parola, che vede sé e gli altri in maniera diversa, che possiede una chiave di lettura della storia innovativa: il mondo non è un susseguirsi di eventi violenti ed inesplicabili, ma la manifestazione del grande progetto d’amore che Dio ha sull’umanità.

Ma, ammonisce Gesù, il terribile rischio è che il sale prenda umidità, che diventi poco salato. In realtà il sale non può perdere il suo sapore, mi spiegava un esperto: se non sala è di scarsa qualità o non è stato preparato con cura.

Se la fede cristiana nel mondo non insaporisce la vita non ha perso sapidità: non l’ha mai posseduta veramente. È rimasta una fede di facciata, sociale, culturale, ma che non sa superare le sfide della contemporaneità.

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Non c’è bisogno di molto sale per insaporire una pietanza, non abbiamo bisogno di folle di cristiani per insaporire la società. Non necessitiamo di molti cristiani, ma di cristiani che amino molto e che credano in ciò che dicono.

Il dramma del nostro tempo, in occidente, è proprio quello di sperimentare un cristianesimo senza Cristo, una religione senza fede, un culto senza celebrazione. Un cristianesimo che si riduce ad abitudine, a tradizione, a etica, a solidarietà, ma che non dona più sapore alla vita.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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