Vangelo di Marco – Mc 4,35-41
Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?
In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
Parola del Signore.
Dio è una cosa da adulti, non scherziamo. I bambini fanno chiasso durante le celebrazioni e non si accorgono di essere inopportuni. E Dio rientra fra le cose importanti della vita, fra quelle che richiedono un volto appropriato, una seriosità d’ufficio, uno sguardo compito, si sta composti davanti a lui.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 1 Marzo 2025” su Spreaker.Anzi, per dirla tutta, Dio è meglio tenerlo per i momenti importanti, che so, delle cerimonie commemorative, da farsi in appositi luoghi destinati al sacro. Sì, Dio è una cosa per adulti, i bambini sono tollerati se educati bene, se non fanno rumore. Da grandi capiranno. O no?
Al tempo di Gesù i bambini erano considerati poca cosa, dei non-ancora uomini, piccoli e fragili. Le donne se ne occupavano e dovevano educarli a diventare grandi in fretta, per contribuire al sostentamento familiare. In alcune culture, quella romana ad esempio, potevano essere un problema, come le bambine che, in situazioni di povertà, venivano lasciate per strada, preda di persone senza scrupoli che le avrebbero cresciute e avviate alla prostituzione.
E ancora oggi, nonostante il progresso, sono i bambini le prime vittime di noi adulti: bambini lavoratori, soldato, avviati alla prostituzione, una folla sconfinata di vittime, l’infanzia negata.
Gesù, invece, ama i bambini, non li respinge e invita i compassati apostoli a fare altrettanto. E a noi discepoli chiede di accoglierli e, addirittura, di imitarli. Non nel senso di diventare infantili, o di avere una fede piccina e ingenua, ma nel senso di imitarne lo stupore e la dipendenza.
Lo stupore di chi scopre sempre cose nuove, atteggiamento che tanto manca alle nostre vite da adulti. E dipendenza da qualcuno che si occupa di noi mentre ci insegna a diventare autonomi, esattamente quello che fa il Signore con noi.
Gesù non ci chiede di tornare bambini ma di diventare bambini, perché la vita è una progressiva semplificazione. Chiede di recuperare lo stupore di scoprirci amati, di lasciarci abbracciare da un Padre amorevole che ci conosce e ci ama.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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