Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 1 giugno 2026

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Vangelo del giorno di Mc 12,1-12

Presero il figlio amato, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Dal Vangelo secondo Marco.

In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

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Parola del Signore.

La parabola più cupa dell’intero Vangelo. Quella forse definitiva, che mette i brividi. Gesù vede che la sua predicazione non viene accolta, che solo i poveri e gli ultimi lo seguono; aveva pensato, con ragione, che coloro che sono più vicini alla Torah, gli scribi, i farisei, i sacerdoti, avrebbero capito. Invece no.

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Oggi non è presente.

Anzi: la tensione è salita alle stelle dopo la piazzata fatta al tempio. Ora i notabili chiedono ragione del suo comportamento, la tensione si taglia col coltello, Gesù sa che molti stanno complottando alle sue spalle. La sua presenza è fastidiosa, mette in discussione quanto con fatica è stato ricostruito, Gesù va tolto di mezzo quanto prima.

Così, davanti ai suoi futuri carnefici, Gesù usa un’immagine biblica molto conosciuta, quella della vigna che rappresenta Israele. Vigna che viene affittata a dei vignaioli folli e sconsiderati che non soltanto non pagano la pigione, ma prima picchiano i servi inviati per riscuotere, infine deliberano di uccidere il figlio del proprietario per impadronirsi della vigna.

Ma dai! Che libro di diritto hanno letto? Lezione importante: tutto ci è donato, non siamo i padroni della vigna, la vita non ci appartiene ma ci viene consegnata. Siamo affittavoli del tempo che ci è donato. La metafora è più che evidente: i vignaioli sono i responsabili del popolo, proprio quei sacerdoti e quegli scribi che stanno complottando per ucciderlo. E i servi sono i profeti e il figlio è lui che, come accadrà.

Verrà ucciso fuori dalla vigna, fuori dalla città. Ecco, ha parlato, ha svelato i progetti, sa, e dice di sapere. E chiede all’uditorio cosa farà il padrone della vigna. E i presenti, idioti, propongono vendetta, sangue, strage. Idioti, sì, non sanno che sta parlando proprio di loro, che si sta parlando del loro futuro.

Giusto, dovrebbe andare così, così sarebbe giusto fare, così faremmo noi. Non lui, non il Signore. Che dall’alto della croce perdonerà, che quella vigna farà fruttare affidandola ad altri, a noi. Non così farà il Signore.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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