Padre Giulio Michelini – Commento al Vangelo del 1 Maggio 2022

1179

Il Risorto e la cura dei discepoli

โ€œรˆ il Signoreโ€. Questa lโ€™esclamazione del discepolo che Gesรน amava, nel momento in cui, quando รจ ancora sulla barca nel lago di Galilea, riconosce che quella voce รจ del Risorto.ย Con il vangelo di questa domenica ascoltiamo dellโ€™ultima apparizione di Gesรน ai discepoli nel racconto di Giovanni. Le prime due โ€“ sempre secondo il quarto Vangelo โ€“ avvengono a Gerusalemme. Poi il racconto si sposta e ci fa spostare fino alla Galilea: รจ lรฌ che coloro che hanno vissuto il dramma della Passione devono tornare.

Dove tutto era iniziato. Si tratta di dover โ€œraccogliere i pezziโ€ e non si puรฒ farlo a Gerusalemme, la cittร  dove il Messia รจ stato perseguitato e messo a morte. Lโ€™aveva detto un angelo, ci ricorda la fonte piรน antica (il vangelo secondo Marco): โ€œAndate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Lร  lo vedrete, come vi ha dettoโ€(Mc 16,7). Il Risorto รจ fedele alla sua promessa, e mantiene quanto aveva detto allโ€™ultima cena: โ€œTutti rimarrete scandalizzati (โ€ฆ). Dopo la mia risurrezione, vi precederรฒ in Galileaโ€ (Mc 14,27-28). La Galilea รจ il luogo dove tutto aveva avuto inizio, e da lรฌ si puรฒ ripartire per โ€œrileggereโ€ tutto da una nuova prospettiva, quella data dalla risurrezione di Gesรน.

Guarire le ferite. Il tempo delle apparizioni postโ€“pasquali รจ quello in cui i discepoli devono essere presi per mano dal Risorto perchรฉ guariscano le loro ferite. Quelle di Gesรน, mostrate a Tommaso, sono ancora aperte e portano i segni dei chiodi (cfr. Gv 20,27); ma anche quelle dei suoi discepoli erano sicuramente dolorose. Saranno state le ferite dellโ€™odio e del mistero dโ€™iniquitร  riversatisi sullโ€™innocente messo a morte; saranno state le ferite del tradimento di uno di loro, che aveva mangiato e vissuto con i dodici, e che consegnando il Messia al sinedrio li aveva delusi e si era poi tolto la vita; certamente le ferite di Pietro per aver rinnegato il Maestro, e degli altri per averlo lasciato solo sulla croce. Quanto rancore, quante delusioni, quanto dolore, quanto male. Il percorso per arrivare in Galilea รจ percorso di crescita, in cui avranno dovuto ripensare agli ultimi avvenimenti e mettere ogni cosa nel giusto posto. Con lโ€™unico ordine possibile: quello dato dal perdono, ricevuto dal Cristo โ€“ se qualcuno avrร  avuto qualcosa di cui pentirsi โ€“; e donato agli altri.

Comprendere la novitร . Serve tempo ai discepoli di Gesรน per rendersi pienamente consapevoli della novitร  che รจ la risurrezione. Questa non appare come una dottrina certa nellโ€™Antico Testamento. Attestata nei profeti ma con significato simbolico (si pensi al racconto delle ossa inaridite di Ezechiele al cap. 37) รจ soprattutto al tempo del giudaismo del secondo Tempio โ€“ in occasione della crisi maccabaica โ€“ che il pensiero ebraico giunge ad elaborare la possibilitร  di una esistenza sostanziale dopo la morte. Infatti โ€œprima dellโ€™esilio la morte non rappresentรฒ mai un problema per gli ebrei. Morire era una necessitร  della natura e morire significava finire nello sceolยป (Sacchi). Ma ad un certo punto avviene una svolta: si inizia a formare lโ€™idea che la morte non puรฒ vincere la giustizia di Dio e la relazione che egli ha con la singola persona. Tutto questo perรฒ non รจ ancora chiaro al tempo di Gesรน, se alcuni gruppi, come quello dei sadducei, non credono nella risurrezione. Dopo le incertezze dottrinali nel giudaismo contemporaneo a Gesรน, รจ egli stesso โ€œche la insegna con fermezzaโ€, e โ€œlega la sua fede nella risurrezione alla sua stessa persona: Io sono la Risurrezione e la Vita. Non solo con gli insegnamenti, ma dando anche segni, facendo tornare in vita alcuni morti, e risorgendo egli stesso dalla morteโ€ (Catechismo della Chiesa cattolica, 993; 994). รˆ quindi solo con il Cristo che si chiarisce, in modo inequivocabile rispetto allโ€™Antico Testamento o al giudaismo del suo tempo, che i morti risorgeranno nella carne: โ€œla risurrezione dei morti รจ stata rivelata da Dio al suo Popolo progressivamenteโ€ (ibid., 992).

Si prende cura di loro. Il Risorto ha tante cose da guarire e da spiegare. Cosรฌ facendo si prende cura dei discepoli, fino a far trovare loro il pesce e il pane e dar loro da mangiare. Ha anche preparato il fuoco, per cuocere il cibo e per scaldare il loro cuore. Come accaduto ai discepoli di Emmaus, gli altri con i quali ha condiviso un tratto di strada: โ€œNon ci ardeva forse il cuore?โ€ (Lc 24,32). Lo stesso accada a noi, di noi si prenda ancora cura โ€“ preghiamo โ€“ noi che lo vogliamo riconoscere quando โ€œcontinua a manifestarsi ai suoi discepoliโ€ (Colletta seconda).

Mettiamo ora in rilievo due elementi, tra i tanti, che possono avere un certo rilievo per la comprensione della pagina di oggi. Il primo riguarda il cucinare di Gesรน, il secondo il noto dialogo tra Gesรน e Pietro.

Gesรน e il Leviatano. Sarebbe sufficiente sottolineare che Gesรน cucina per i suoi. Una caritร  semplice, feriale, quella delle mamme che cucinano per i figli, delle nonne per i nipoti, dei papร โ€ฆ Cucinare per lโ€™altro โ€“ come ci ricorda il celebre racconto Il pranzo di Babette di Karen Blixen โ€“ รจ una cura a molti mali. Ma qui accade molto di piรน. Gesรน organizza un vero e proprio banchetto messianico nel cui menรน vi รจ nientemeno che il Leviatano.

Esiste infatti un midrash tramandato anche in unโ€™antica omelia giudaica in greco, De Jona, composta tra il II secolo a.C. e la fine del I secolo d.C. (conservata in una versione armena) che elabora la storia di Giona. Giona, il riluttante profeta โ€“ si noti, anche lui della Galilea, come Gesรน โ€“ durante i tre giorni e le tre notti che sta nel ventre del pesce, secondo questa tradizione, non si limita solo a pregare (cf. Gio 2), ma viene portato nello Sheol, nella Gheenna, e soprattutto va a cercare il grande mostro degli abissi, il Leviatano, che avrebbe voluto mangiare il grosso pesce che ospitava e proteggeva il profeta.

Giona fa un voto (cf. Gio 2,10) e promette al pesce che il Leviatano sarebbe stato ucciso e cucinato per il banchetto del Messia. Di questo banchetto, in realtร , aveva parlato anche il profeta Isaia, al cap. 27,1: ยซIn quel giorno il Signore punirร  con la spada dura, grande e forte, il Leviatano, serpente guizzante, il Leviatano, serpente tortuoso, e ucciderร  il drago che sta nel mareยป. Il Leviatano infatti, un mostro immaginario e immaginato come un serpente che vuole divorare tutti, รจ la personificazione del maligno, e si trova nascosto negli abissi minacciosi del mare primigenio che รจ il caos: il Leviatano stava, cioรจ, nello Sheol, nellโ€™inferno.

Il vangelo di Giovanni sembra rielaborare queste tradizioni. Gesรน ha parlato di sรฉ come del Giona che sarebbe stato nel ventre della terra per tre giorni e tre notti, e infatti รจ sceso negli inferi, come Giona era sceso negli abissi. Anche Gesรน, come Giona, trascorre un periodo di tempo nel mondo sotterraneo e ne esce rinato, ed รจ egli stesso che puรฒ preparare un banchetto per i suoi discepoli.

- Pubblicitร  -

Gesรน e Pietro (tratto da: G. Michelini, ยซDue modi per dire lo stesso amore. Rileggere il Quarto vangelo alla luce del Cantico dei cantici. E viceversaยป, in M. Zattoni โ€“ G. Gillini โ€“ G. Michelini, Il Cantico di tutti i cantici. La gioia della relazione tra uomo e donna, Porziuncola, Assisi 2016, 119-176; qui 159-161).

Nella sua Etica Nicomachea Aristotele afferma come la vera amicizia tra persone sia una cosa rara, perchรฉ essa, tra lโ€™altro, ยซha bisogno di tempo e di consuetudineยป. Per spiegare questo requisito, lo Stagirita riferisce un detto: ยซSecondo il proverbio, non si arriva a conoscersi reciprocamente prima di aver consumato la quantitร  di sale di cui si dice, e quindi prima di ciรฒ non ci si puรฒ accettare e riconoscere reciprocamente come amici, prima cioรจ che ciascuno si mostri reciprocamente allโ€™altro come degno di amicizia e di fiduciaยป (VIII, 4, 1156B)[1]. Il proverbio ci fa tornare alla mente quanto รจ scritto allโ€™inizio degli Atti degli Apostoli, laddove alcune traduzioni moderne riferiscono che Gesรน, ยซMentre si trovava a tavola con essi [= gli Apostoli], ordinรฒ loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere lโ€™adempimento della promessa del Padreยป (At 1,4; traduzione CEI). Il verbo che viene reso con ยซtrovarsi a tavolaยป in greco in realtร  รจ synalizomai, un composto della preposizione greca โ€œconโ€ e di un verbo legato alla parola greca halas, โ€œsaleโ€, e che dunque alla lettera significa ยซmangiare sale insiemeยป[2]. Il ruolo di questo verbo nel contesto del versetto e della scena รจ cosรฌ difficile che alcuni preferiscono vedervi non lโ€™azione di mangiare insieme, ma quella di radunarsi in assemblea dei discepoli con Gesรน, mentre altri vi cercano una diversa modalitร  di lettura del greco, che verrebbe corretto nel senso di ยซpassare del tempo con qualcunoยป[3]. Alla luce di quanto si รจ letto dallโ€™Etica di Aristotele, perรฒ, non ci si dovrebbe stupire di questo verbo, e proprio a questo punto del racconto. Gesรน infatti sta per lasciare i suoi discepoli per tornare al Padre, ma solo dopo, perรฒ, che ha passato un tempo congruo con loro, espresso col simbolo biblico del numero quaranta (ยซquaranta giorniยป; At 1,3). Il tempo necessario, cioรจ, per ristabilire la relazione di amicizia dopo la tragedia della croce. Questo tempo, significativamente, viene trascorso anche nello stare a tavola insieme o, meglio nel โ€œconsumare il saleโ€ insieme[4].

Qualcosa del genere si ritrova nel penultimo capitolo del vangelo di Giovanni, quando una mattina il Risorto inizia a preparare il pasto per i suoi discepoli affannati e delusi dal fatto che non riescono ad incontrarlo. Solo dopo aver mangiato con loro, inizia il dialogo tra Gesรน e Pietro nel quale compare di nuovo lโ€™amicizia, di cui riportiamo solo lโ€™attacco: ยซquandโ€™ebbero mangiato, Gesรน disse a Simon Pietro โ€œSimone, figlio di Giovanni, mi ami piรน di costoro?โ€. Gli rispose: โ€œCerto, Signore, tu lo sai che ti voglio beneโ€. Gli disse: โ€œPasci i miei agnelliโ€ยป (Gv 21,15).

A questo punto possiamo anche spiegare la differenza โ€“ su cui tanti si sono giร  soffermati โ€“ riguardante i verbi usati da Gesรน per chiedere a Pietro del suo bene nei suoi confronti (Gv 21,15-17): per le prime due volte Gesรน formula la domanda col verbo agapao, amare (vedi il greco agรกpe, โ€œamoreโ€), e solo lโ€™ultima usa philein, che piรน propriamente significa โ€œvoler beneโ€, ma che รจ un verbo connesso chiaramente con la philรญa, lโ€™amicizia. Giustamente si deve accettare il fatto che ยซnonostante vari tentativi di individuare delle differenze nellโ€™uso dei due verbi, gli studiosi moderni si sono allineati sulle posizioni dei primi esegeti cristiani, che consideravano i due verbi come sinonimi e come semplici variazioni stilisticheยป[5], ma forse di puรฒ aggiungere qualcosa. Anzitutto, il testo non sembra voler necessariamente esprimere, la terza volta in cui Gesรน si rivolge a Pietro, una resa da parte sua di fronte a chi non ha il coraggio di rispondere che lo ama (agapao) ma che puรฒ โ€œsoloโ€ volergli bene (philein)[6]. Soprattutto, se abbiamo invece dimostrato che lโ€™amicizia nel Quarto vangelo รจ cosรฌ importante, addirittura il vertice dellโ€™amore, allora qui sembra proprio che Pietro abbia imparato la lezione. Dicendo di amare Gesรน con lโ€™amore di amicizia, si impegna ad un amore che รจ capace di dare la vita per Gesรน, suo amico, proprio come Gesรน gli aveva insegnato: ยซNessuno ha un amore piรน grande di questo: dare la vita per i propri amici (philon)ยป (Gv 15,13).

Per tutte queste ragioni, si puรฒ affermare che la categoria dellโ€™amicizia รจ una delle punte piรน importanti della teologia giovannea, quella che esprime la relazione piรน stretta con lโ€™altro. Per usare lโ€™espressione di una esegeta che si รจ soffermata a lungo sulla questione, se lโ€™ยซamicizia รจ normalmente relegata alla sfera secolare [โ€ฆ], la citazione dal vangelo di Giovanni [Gv 15,12-15] dimostra che niente รจ piรน lontano dalla veritร . Per Gesรน lโ€™amicizia รจ la punta piรน alta del rapporto con Dio e con gli altriยป[7]. Infatti ยซlโ€™amicizia nel Quarto vangelo รจ lโ€™emanazione dellโ€™amore di Dio che si incarna in Gesรน e che Gesรน coraggiosamente mette a disposizione al mondoยป[8]. Lโ€™amicizia, insomma, รจ ยซil centro teologico del vangelo di Giovanniยป[9].

Note

[1] Il proverbio citato da Aristotele trova un corrispondente in quello arabo ยซCi si conosce davvero solo dopo aver mangiato un chilo di sale insiemeยป (cfr. B. Salvarani, Vocabolario minimo del dialogo interreligioso per unโ€™educazione allโ€™incontro tra le fedi, EDB, Bologna 2003, 79), mentre Cicerone nel citato De amicitia riferisce un proverbio simile a quello dello Stagirita: Multos modios salis simul edendos esse, ut amicitiae munus expletum sit (ยซBisogna mangiare insieme molti moggi di sale, perchรฉ il dovere dellโ€™amicizia sia compiutoยป).

[2] Questa la traduzione in H. Balz โ€“ G. Schneider, Dizionario Esegetico del Nuovo Testamento, 2, 1473.

[3] Cfr. W. Arndt โ€“ F.W. Danker, A Greek-English Lexicon of the New Testament and other Early Christian Literature, University of Chicago Press, Chicago, IL 2002, 964.

[4] Sullโ€™espressione ยซmangiando con loro del saleยป si รจ soffermato con delle utili considerazioni J. Ratzinger โ€“ Benedetto XVI, Gesรน di Nazaret. Dallโ€™ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, Libreria Editrice Vaticana, Cittร  del Vaticano 2011, 299-302.

[5] R. Infante, Giovanni, 476.

[6] Questa interpretazione si trova, ad es., nella catechesi di Benedetto XVI per lโ€™udienza generale del 24 maggio 2006: ยซIn greco il verbo โ€œphilรฉoโ€ esprime lโ€™amore di amicizia, tenero ma non totalizzante, mentre il verbo โ€œagapรกoโ€ significa lโ€™amore senza riserve, totale ed incondizionato. Gesรน domanda a Pietro la prima volta: ยซSimoneโ€ฆ mi ami tu (agapรขs-me)โ€ con questo amore totale e incondizionato (cfr.ย Gvย 21,15)? Prima dellโ€™esperienza del tradimento lโ€™Apostolo avrebbe certamente detto: โ€œTi amo (agapรด-se) incondizionatamenteโ€. Ora che ha conosciuto lโ€™amara tristezza dellโ€™infedeltร , il dramma della propria debolezza, dice con umiltร : โ€œSignore, ti voglio bene (philรด-se)โ€, cioรจ โ€œti amo del mio povero amore umanoโ€. [โ€ฆ] Verrebbe da dire che Gesรน si รจ adeguato a Pietro, piuttosto che Pietro a Gesรน!ยป.

[7] G. Oโ€™Day, ยซI Have Called You Friendsยป, Christian Reflection: A Series in Faith and Ethics, April (2008) 20-27; 20.

[8] G. Oโ€™Day, ยซJesus as Friend in the Gospel of Johnยป, Interpretation 58 (2004) 144-157; 157.

[9] G. Oโ€™Day, ยซFriendship as the Theological Center of the Gospel of Johnยป, in D. Fleer โ€“ D. Bland (ed.), Preaching Johnโ€™s Gospel: The World It Imagines, Chalice Press, St. Louis, MO 2008, 33-42.

Fonte