- Pubblicità -

padre Ezio Lorenzo Bono – Commento al Vangelo di domenica 30 agosto 2026

Commento al Vangelo della XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (30/08/2026)

Vangelo: Mt 16,21-27

- Pubblicità -

Tutti conosciamo il famoso detto “Carpe diem”, reso ancora più famoso dal film “L’attimo fuggente” del 1989 (“Dead Poets Society”), col bravissimo Prof. Keating/Robin Williams.

L’autore è Orazio (Quintus Horatius Flaccus), il quale voleva incoraggiare Leuconoè a non preoccuparsi del futuro cercando le previsioni astrologiche (gli oroscopi del tempo), ma piuttosto a saper cogliere il momento presente.

Letteralmente “Carpe diem” significa “carpisci (carpe), afferra, cogli il giorno (diem)” o l’attimo: un invito ad apprezzare il momento presente, in quanto il futuro è incerto.

La frase completa infatti dice: “Carpe diem, quam minimum credula postero”, e cioè: “Cogli il giorno confidando il meno possibile nel domani”.

Al liceo classico il professore ci propose una traduzione originale di “Carpe diem”: “Sbocconcellati la tua giornata”.

Non solo i pagani o i laici interpretano queste parole come un invito a godere del presente, ma anche i cristiani possono ravvisarvi il comando di Gesù di non preoccuparsi dell’indomani (Mt 6,34), a vivere istante per istante, in quanto “A ogni giorno basta la sua pena”.

Papa Benedetto XVI, nell’Angelus pochi giorni prima delle sue dimissioni (27-1-2013), aveva fatto una lettura cristiana dell’espressione “carpe diem” dicendo: “Questo è il senso cristiano del ‘carpe diem’: cogli l’oggi in cui Dio ti chiama per donarti la salvezza!”.

Gesù nel Vangelo di questa domenica ci parla propriamente del senso della vita: qual è la vita riuscita? È quella donata, spesa per gli altri. Qual è la vita perduta? Quella trattenuta per sé.

- Pubblicità -

Come abbiamo appena sentito nel Vangelo: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà“.

Gesù rovescia così il nostro modo di pensare: la vita non si salva trattenendola, ma donandola; non si trova proteggendola a ogni costo, ma spendendola per amore.

È Cristo che dà un orizzonte di senso alla nostra esistenza e allora saprò cogliere ogni attimo perché sa di Cristo, perché ogni istante è il seguito di una storia che nasce dall’Amore e anticipazione di una meta che è Amore.

Ma se l’origine è il caso e la fine è divenire cibo per i vermi, capite bene che ogni istante in mezzo rischia di diventare assurdo.

Freud diceva che chi si pone troppo il problema e le domande intorno al senso della vita significa che non sta bene, è un caso patologico.

Sosteneva questo perché credeva che il problema del senso fosse irrisolvibile e volerlo risolvere a tutti i costi fa diventare matti. Ma mi chiedo proprio chi è più matto o patologico: chi vive una vita priva di senso che sa di muffa della terra o chi vive una vita che profuma di Dio?

“Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?”. A che serve carpire ogni istante della mia vita se poi questa sarà perduta per l’eternità?

Per concludere.

Benedetto XVI aveva centrato il bersaglio: l’attimo (da carpire) ha senso se inserito in uno spazio temporale pieno di senso, vissuto tra un passato e un futuro.

Al di fuori di questo spazio è solo un istante senza senso, dal quale non si può “carpire” nulla.

Cosa posso “sbocconcellare” da una giornata vuota che segue il vuoto delle giornate precedenti e precede il vuoto delle giornate future?

Il Prof. Keating del film di cui sopra, quando spiegava il perché del “carpe diem” ai suoi studenti, diceva: “perché siamo cibo per i vermi”, e quindi bisogna approfittare di ogni istante.

Ma caro Prof. Keating, se siamo solo cibo per i vermi, l’attimo che “sbocconcello” saprà solo di terra, di vermi, di muffa.

Il “carpe diem” ha senso solo se è “carpe vitam”: puoi cogliere l’attimo in tutta la sua pienezza e bellezza solo se cogli la vita nel suo senso più profondo.

Allora non si tratta di cogliere l'”attimo fuggente”, ma l'”attimo che rimane”, perché ogni istante vissuto alla sequela di Gesù (alla quale ci invita il Vangelo di questa domenica) non va perduto.

Ciò che tratteniamo per noi prima o poi lo perderemo; ciò che invece avremo donato per amore rimarrà.

E ogni istante vissuto alla sequela di Gesù ci proietta verso il compimento della nostra vita: non quello di diventare cibo per i vermi, ma di diventare come Dio, perché un giorno lo vedremo faccia a faccia, così come Egli è.que, e nemmeno Pietro che prova a farlo. Il vero miracolo è che Gesù scelga di salire con te sulla tua barca.