I.
In questi mesi mi trovo a New York, a due passi da Broadway, la patria dei grandi musical, e mi è tornato in mente Billy Elliot, il musical che avevo visto qualche anno fa al Teatro Sistina a Roma, ispirato a una storia vera, con le musiche di Elton John.
Billy, un ragazzino di 11 anni, costretto dal padre minatore a frequentare lezioni di pugilato, scopre invece che la sua vocazione è quella del ballerino e comincia a prendere lezioni di danza classica di nascosto. Il padre, dopo averlo scoperto, tentò più volte di dissuadere il figlio dal suo intento. Sarà Billy a convincerlo delle proprie potenzialità, al punto che deciderà di portarlo a un’audizione al Royal Ballet School di Londra.
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Alla fine della prova, un membro della giuria gli chiese che cosa provasse quando danzava. E lui rispose cantando la bellissima canzone “Electricity”, dicendo:“Non riesco davvero a spiegarlo / Non ho le parole / È una sensazione che non puoi controllare. / Suppongo che sia come dimenticare / perdere quello che sei / e, allo stesso tempo, qualcosa ti rende completo. / È come se ci fosse una musica / che suona nel tuo orecchio / e io sto ascoltando / e poi sparisco. / E poi sento un cambiamento / come un fuoco nel profondo / qualcosa che mi esplode dentro / impossibile da nascondere. / E all’improvviso sto volando / come un uccello / come l’elettricità / elettricità. / Scintille dentro di me / e sono libero, sono libero”.
Quella dell’elettricità è una metafora con cui Billy tenta di descrivere quell’energia incontenibile che si scatena ogni volta che si mette a danzare: un coraggio che lo spinge a seguire ad ogni costo la sua vocazione e che gli dà la forza di sopportare e superare ogni avversità, sfidando perfino le ire del padre. Gli inglesi usano la metafora “blue flame” (fiamma blu) per descrivere questa forte passione, questa spinta interiore che ci porta a perseguire un obiettivo o un sogno. Il termine deriva dal colore della fiamma che si ottiene quando si brucia il gas naturale o il propano ad alta pressione: la fiamma assume una tonalità bluastra, segno che la combustione è completa e ad alta efficienza. La “blue flame” indica quindi una forza interiore che ci muove nella direzione giusta e ci aiuta a superare ogni ostacolo. È un’energia legata alla nostra passione, allo scopo della nostra esistenza, alla nostra motivazione più profonda. Come una fiamma blu che brucia ad alta efficienza, ci permette di raggiungere il massimo delle nostre capacità e di perseguire i nostri obiettivi con determinazione e impegno, costi quel che costi.
II.
In questi giorni, mentre preparavo questa riflessione, riecheggiava ancora nelle mie orecchie la melodia di Electricity – proprio come una musica che suona nell’orecchio, per dirla come Billy – e questo mi ha spinto a pensare alla potenza del Paraclito, lo Spirito Santo promesso da Gesù: come “electricity”, come quell’energia talmente forte che ha spinto quella ciurma di fuggiaschi e impauriti, nascosti nel cenacolo, a diventare impavidi di fronte alle persecuzioni e al martirio.
Lo Spirito Santo, infatti, nel giorno di Pentecoste irrompe sotto forma di fuoco – come una fiamma blu – con una potenza tale da avvolgere e trasformare la loro vita. Ma a chi è riservato questo dono dello Spirito? Il Vangelo di oggi è chiaro: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre”.
È l’amore che apre la porta allo Spirito. Chi ama Gesù accoglie i suoi comandamenti e si lascia abitare da questa “electricity”, da questo “Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce”. Per ricevere il dono del Paraclito, dello Spirito Santo, bisogna dunque amare Gesù: è l’amore per Lui che ci conduce ad osservare i suoi comandamenti e a ricevere il fuoco dirompente dello Spirito che ci infiamma.
Lo Spirito che abbiamo ricevuto nei sacramenti ci ha portato i suoi doni, ma sono doni da far fruttificare. Come per Billy non sarebbe servito a nulla aver ricevuto il talento della danza se non si fosse impegnato a svilupparlo e se non avesse lottato per realizzare il suo sogno, così anche per noi: non serve a nulla aver ricevuto i doni dello Spirito se poi li abbiamo chiusi in un cassetto. Anche noi siamo chiamati a danzare la coreografia dei comandamenti di Dio, cioè la coreografia dell’amore.
“Osservate i miei comandamenti”: ed è questa la via che ci conduce al dono più grande, come ci ha promesso Gesù: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”.
III.In conclusione.
Dopo qualche giorno dall’audizione al Royal Ballet School di Londra, Billy venne accettato e iniziò gli studi di danza che lo porteranno a diventare un grande ballerino. La sua storia, come detto, è diventata un esempio soprattutto per i ragazzi e gli adolescenti che sono all’inizio del loro cammino.
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Ma è anche per noi. Perché, anche se di strada ne abbiamo già fatta tanta, siamo chiamati a non spegnere mai quella fiamma blu, a non perdere mai quella “electricity” che ci fa danzare la nostra coreografia sul palco della vita.
Se non balliamo più con il corpo, balliamo con l’anima. Ma non smettiamo di danzare.
Perché un giorno ci sarà anche per noi un’audizione finale. E i giudici non saranno quelli del Royal Ballet School, ma nientemeno che il Padre, il Figlio e il Paraclito, che desiderano accoglierci nel corpo di ballo del loro Regno.
