Il vangelo di questโoggi mi fa sorgere una domanda: quando lo sposo non รจ con noi? Quando la storia ci invita a fare lutto? Il tempo liturgico di quaresima รจ un cenno a questo fatto, ma non puรฒ giustificare il tutto. La storia del nostro quotidiano ci dice in veritร se รจ quaresima oppure no, se รจ tempo di digiuno perchรฉ lo sposo ci รจ stato tolto, se รจ tempo di lutto perchรฉ non ci riconosciamo piรน figli dello stesso Padre.
I dati storici di ogni giorno che ci parlano dellโassenza dello sposo sono tanti. Come tanti sono i dati storici che ci parlano della sua presenza. Tanti sono i dati storici che ci parlano che siamo vicini alla pazzia: non mi interessa molto il giorno della festa delle donne, ma mi fa incavolare sentire della violenza gratuita o non, poco importa, sulle donne come sugli uomini, sui bambini come sui nonni. Mi fa incazzare e mi rende violento dentro, per fortuna solo dentro. Divento uno senza sposo che deve imparare a digiunare dalla violenza e dalla rabbia per potere gestire la vita, la storia propria e altrui, con altruismo e con gratuitร .
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Il digiuno forzato che ci troviamo a vivere รจ la sua assenza dovuta alla nostra negazione della sua presenza nella vita dei fratelli.
Se uno dice di amare Dio che non vede e non ama il fratello che vede, dice san Giovanni, รจ un bugiardo e Dio non รจ in lui. Non mi interessa lโamore liturgico per il fratello, come non mi interessa il digiuno eucaristico, mi interessa lโamore storicizzato. Su questo amore Gesรน ha giocato la sua vita e su questo amore noi cristiani avremmo molto da dire, se ci decidiamo ad uscire da quei musei che sono le nostre chiese. Luoghi per giustificare la presenza di un prete che dica messa, e poi tutto finisce lรฌ. Noi cristiani siamo chiamati a giocarci per le strade, a digiunare dando da mangiare ai morti di fame. Siamo chiamati a combattere contro la violenza di destra come di sinistra, sulle donne come sugli uomini, sui piccoli come sugli anziani. Non possiamo tacere come non possiamo parlare con le armi in pugno. Ma non possiamo continuare a fare finta di niente. Continuiamo a digiunare dai fratelli, continuando a nutrirci di maldicenza e di travi che ci accecano.
Siamo chiamati a vivere con la presenza dello Sposo, il risorto. Il banchetto รจ pronto ed รจ imbandito: tavolate piene di travi negli occhi con le quali siamo chiamati a banchettare: non ci mancherร certo il cibo se su quelle tavole riconosceremo la presenza della nostra trave nellโocchio.
Il nostro digiuno, se Lui รจ presente, consiste nel dividere e nel condividere il pane con lโaffamato sia che abbia o che non abbia i timbri giusti. Smettiamola di giustificare la nostra malvagitร nel non volere condividere quello che abbiamo con chi muore di fame, con la mancanza di timbri sulla pancia di questi nostri fratelli.
Il nostro digiuno consisterร , grazie alla sua presenza, nellโintrodurre in casa i senza tetto. Basti coi bimbi allโaddiaccio perchรฉ non possono passare un confine; basta con i campi di concentramento in Libia sostenuti da noi occidentali; basta con la vergogna dei campi in Turchia dove una dittatura tra le piรน feroci che vi sono in Europa viene foraggiata coi soldi dellโEuropa perchรฉ faccia morire di fame e di sete i profughi che lรฌ giungono, sul proprio territorio, lontano ai nostri occhi. ร falso dire che non vi sono i soldi, manca la capacitร di condividere il pane sulla mensa: siamo diventati cosรฌ poveri di dentro da non riuscire piรน a decidere ciรฒ che รจ prioritario โ che il fratello viva e non muoia di fame โ piuttosto che il diritto ad esserci solo noi a casa nostra?
Digiuniamo dai miseri, smettiamola di condannarli in modo gratuito e iniziamo ad accoglierli con gratuitร . Allora la Sua Luce, Lui Luce, sorgerร come lโaurora sulle nostre giornate e ritorneremo a vedere con vergogna che il fratello รจ nudo. Siamo sommersi da stoffe eppure non ci vergogniamo che il fratello abbia freddo!
Tale illuminazione ci farร vedere la nostra ferita che nascondiamo sotto il dire male del prossimo. Il maledire il prossimo usato come scusa per non giocarci nella vita, fuori di chiesa. Non maledire il prossimo significa far diventare quaresima di salvezza le nostre giornate. Accogliere รจ logica conseguenza del ritornare a vedere le nostre ferite nascoste sotto una marea di cose. Cosรฌ illuminati, cosรฌ vedenti, ritorneremo a cogliere la bellezza del vero digiuno: dividere il pane con lโaffamato (che festa), portare in casa i miseri (come diventano belle le nostre strade), accogliere in casa i senza tetto (la casa prende calore e umanitร ), vestire chi รจ nudo (non sentiremo piรน lui battere i denti per il freddo ma sentiremo il suo canto di gioia alzarsi in cielo mentre si fa una bella doccia calda in casa nostra).
Allora il digiuno non sarร cosa oscurantista da giocarsi nelle sacrestie delle nostre chiese, ma festa, festa sulla terra e canto di gioia in cielo. Allora, alla Luce del Risorto perchรฉ amato nel fratello non piรน affamato, la tua luce sorgerร come aurora e la ferita tua alla fratellanza perchรฉ figli del Padre, si rimarginerร presto!
Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.
Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore
Vangelo del giorno:
Mt 9, 14-15
Dal Vangelo secondoย Matteo
In quel tempo, si avvicinarono a Gesรน i discepoli di Giovanni e gli dissero: ยซPerchรฉ noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?ยป.
E Gesรน disse loro: ยซPossono forse gli invitati a nozze essere in lutto finchรฉ lo sposo รจ con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarร loro tolto, e allora digiunerannoยป.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
