p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 28 Settembre 2025

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Luca ci porta, nel suo vangelo, a un tema che gli รจ molto caro: povertร  e ricchezza!

Da una parte cโ€™รจ un ricco anonimo che vive nel lusso; dallโ€™altra cโ€™รจ un povero coperto di piaghe, senza nessuno che lo aiuti. Il ricco รจ presentato nelle sue vesti di estremo lusso e ricercatezza: la porpora e il bisso. La porpora: lโ€™abito del re, a quei tempi. Per questo il ricco manifesta il suo potere e la sua ricchezza. Per questo i suoi pasti sono banchetti di lusso.

Ai piedi della sua tavola ecco un povero, coperto di piaghe. Lโ€™essere umano di cui nessuno si occupa e nessuno vuole. Questo povero vorrebbe almeno mangiare il cibo destinato ai cani del ricco, ma anche quello gli viene negato. Povero non solo perchรฉ senza mezzi di sussistenza, ma anche perchรฉ nessuno lo prende in considerazione. Il ricco semplicemente non lo vede.

La scena descritta da Gesรน รจ sempre attuale, in ogni momento della storia umana. I poveri di adesso sono troppo spesso le vittime di torture e violenze di ogni genere. A questi li aggiungiamo poi alle vittime che fuggono da guerre e miserie, vittime che ormai da troppi anni annegano nei nostri mari, nellโ€™indifferenza dei piรน. I tanti โ€œLazzariโ€ del nostro tempo che forse anche noi ci rifiutiamo di vedere.

Gesรน ci parla del ricco ma ciรฒ che emerge รจ che il ricco รจ un ricco anonimo, anche se รจ un ricco epulone, colui che banchetta! Il povero invece ha un nome, Lazzaro, che in ebraico significa โ€œDio aiutaโ€.

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Di fronte a Dio ricchezza e potenza non contano nulla. Ogni povero del mondo Dio lo conosce. Di fronte a noi ci sono esseri umani che soffrono, ciascuno con la sua storia, ciascuno ha un nome con il quale Dio lo conosce.

La colpa del ricco non รจ tanto la sua ricchezza, quanto invece il non voler riconoscere lโ€™umanitร  dallโ€™altro, il suo non voler vedere quellโ€™uomo, quel Lazzaro che ha bisogno di lui. Cosรฌ facendo il ricco distrugge la sua stessa umanitร .

Il profeta Amos รจ contro i ricchi che godono, che non si curano dei disastri che avvengono attorno a loro: รจ la gente che muore di fame mentre loro banchettano.

A un certo momento la parabola narrata da Gesรน conosce una svolta inattesa: il ricco e il povero muoiono. La morte รจ quel grande livello che azzera ogni velleitร  umana. In napoletano Totรฒ celebrava la poesia sulla morte dicendo: Lo sai cosโ€™รจ la morte? Una livella! รˆ cosรฌ sia dai vecchi re o regine sino allโ€™ultimo dei poveri: tutti muoiono allo stesso modo. Anche se il funerale sarร  diverso, la fine รจ la stessa per tutti.

Gesรน trasferisce cosรฌ la scena in un aldilร  strano e molto provocatorio insieme. Gesรน sta raccontando una parabola, possiamo cogliere nel nostro leggere il vangelo. Non รจ da trasformarla in fatti reali come se lโ€™inferno fosse quello descritto nel racconto, un mondo di fiamme dove anche una solo goccia di acqua darebbe refrigerio.  Un mondo nel quale i beati e i dannati si possono vedere, pur non potendosi toccare e, per quanto riguarda i dannati, parlare tranquillamente con i beati.

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Gesรน, ai suoi ascoltatori, dice: mettiti nei panni del povero, fai un esercizio di empatia! Prova a pensare come saresti tu vivendo in quelle condizioni. Se capitasse a te di trovarti in difficoltร  senza che nessuno venga ad aiutarti: cosa faresti? Una vita come quella del ricco crea davvero un โ€œgrande abissoโ€ che lo separa dal resto dellโ€™umanitร  e lo condanna ad essere tristemente solo. Lโ€™inferno comincia cosรฌ giร  da questa vita. Un messaggio attuale per gli esseri umani di oggi che non vengono mossi dalla paura di un inferno nel quale non credono affatto.

Luca descrive, prima di tutto, la situazione infernale che noi stessi ci creiamo quando ci rifiutiamo di vedere nellโ€™altro un fratello o una sorella di cui prenderci cura. La nostra vita diventa giร  qui un inferno.

Trasferire perรฒ la scena nellโ€™aldilร  significa ricordare che Dio รจ un Dio che non permette lโ€™ingiustizia. Avere fede in una vita dopo la morte non significa immaginare un al di lร  modellato sui nostri criteri umani, significa piuttosto credere in una vita oltre la morte nella quale le ingiustizie di questo mondo spariranno e ogni essere umano verrร  posto di fronte alla veritร  su se stesso, con il rischio di scoprire dโ€™avere fallito. Questa sarร  per i giusti una vita in braccio di Abramo, unโ€™esperienza misteriosa e reale di un Dio che ci accoglie.

La parabola si chiude con una scena singolare: il ricco chiede ad Abramo di inviare Lazzaro dai suoi fratelli perchรฉ vedendolo tornare dal mondo dei morti si convertano. Abramo dice che hanno Mosรจ e i profeti, che ascoltino loro.

Cโ€™รจ giร  la parola di Dio, non cโ€™รจ bisogno di eventi prodigiosi. Chi non ascolta la Bibbia non si lascerร  convincere neppure dai miracoli. Non solo il ricco della parabola ma ogni ascoltatore che la sente narrare. Dai tempi di Gesรน fino a noi รจ richiamo a mettere la parola di Dio al centro della sua vita.

In questo modo si accorgerร  dellโ€™esistenza dellโ€™altro. Cosรฌ facendo scoprirร , con sua grande sorpresa, la grandezza di un amore che va oltre a morte.

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