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p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 24 Gennaio 2024

Uscì il seminatore a seminare: questa parabola è innanzitutto un inno alla bontà e alla abbondanza con cui Dio si avvicina ad ognuno di noi e al mondo tutto.

Questa bontà e abbondanza è una bontà ed abbondanza che Dio esprime attraverso il dono del seme che è la Parola, che è il Figlio suo incarnato. L’abbondanza con cui egli semina è segno che non ha risparmiato nulla di se stesso, neppure il proprio Figlio per amore nostro.

La Parola. La parola che Dio ci dona è innanzitutto una parola vera, è luce che fa emergere le profondità dell’amore di Dio e poi, per contagio, le profondità del cuore di ognuno di noi. Due che si amano hanno bisogno di parole vere come dell’ossigeno, per non fare morire d’asfissia il loro amore.

La parola che Dio ci dona è una parola sognante. Non si ferma di fronte al rifiuto dell’uomo, non si intimorisce della strada, delle spine, dei sassi delle nostre preoccupazioni, della nostra incostanza e della nostra bramosia di ricchezze e di possesso.  Tutto per lui è redimibile: sogna e ci fa sognare l’insognabile per aprirci alla speranza.

La parola che Dio ci dona è una parola nuova. Una parola detta con autorità, una parola che muove i cuori, una parola che guarisce, una parola che libera dalla legge che uccide l’uomo inchiodandolo alla croce delle sue responsabilità.

La parola di Dio è una parola sorridente. Sorride, manifesta tutta la sua gioia nell’incontrare l’uomo. Sorride nel vederci imparare ogni giorno a camminare, sorride “come chi solleva un bimbo alla sua guancia” (Os 11, 4).

La parola di Dio è una parola terapeutica. Ascoltare la sua parola ci fa bene, ci consola nelle nostre magagne quotidiane.

La parola di Dio è una parola semplice, che entra nel nostro quotidiano, che parla alla nostra vita, che si mette in sintonia col nostro cuore, che si preoccupa delle “banalità” di tutti i giorni.

La parola di Dio è una parola generosa, non bada a spese. Dio, dona tutto se stesso nella sua parola e la dona con abbondanza sia in termini quantitativi come in termini qualitativi. Dio non è tirchio di se stesso.

La parola di Dio è una parola pulita, che non manca mai di rispetto verso i suoi amati.

La parola di Dio è pacifica, dona infatti serenità e perdono. È mite ed arrendevole.

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La parola di Dio è piena di gratitudine, nel senso che nel momento in cui ci viene donata ci riempie di grazia, di Spirito santo. Inonda i nostri cuori di una gioia nuova e ci porta, con questa gioia, a dire: “Eccomi, sono la serva del Signore, si compia in me la sua parola”.

La parola di Dio è una parola di silenzio, è un silenzioso parlare. Andiamo a rileggerci il capitolo 19 del primo libro dei Re, dai versetti 9 al 18. Al versetto 12 Elia, che sta sull’Oreb, incontra Dio che si manifesta come “il mormorio di un vento leggero”. Ripensiamo a quanto l’esperienza del deserto sia stata fondamentale per il popolo di Israele, per il Battista, per Gesù stesso.

La parola di Dio è una parola di melanconia e tristezza. Dio non nasconde la sua delusione nei confronti dei tradimenti dell’uomo. Una delusione che non è mai mancanza di speranza e di fiducia. Dio manifesta tutto il suo interesse in questo stato da noi spesso rifiutato, che è uno stato di una profondità viscerale irraggiungibile diversamente.

La parola di Dio è una parola indignata: si arrabbia di fronte al rifiuto del suo dono. È ed una arrabbiatura che manifesta interesse.

Queste alcune caratteristiche della Parola di Dio che parla a noi. Sono caratteristiche che possiamo utilizzare nei confronti delle persone da noi amate. Confrontiamole con la nostra vita, accogliamo questo dono generoso di Dio, impariamo da lui che è mite ed umile di cuore, lasciamo che il nostro cuore e la nostra pancia siano travolti da questa presenza e diventeremo anche noi come lui.

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