Mi diceva ieri un mio confratello: sono i buoni che normalmente fanno le liste dei cattivi! Affermando in tal modo come siano coloro che si ritengono buoni a pensare che gli altri sono cattivi. E affermando allo stesso tempo come i buoni hanno bisogno di definire altri cattivi per potere affermare la loro bontà. Guide cieche che guidano altri ciechi, commenterebbe il vangelo stesso di fronte a questa verità.
E i buoni, dentro e fuori dalla Chiesa, sono coloro che ritengono di potere pontificare su tutto e su tutti. I “buoni”: brutta faccenda quando abbiamo a che fare con i “buoni”, vale a dire con coloro che si ritengono tali.
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I “buoni” hanno un potere grande sulla propria e altrui coscienza, ma, normalmente, è un potere non molto buono. I buoni hanno continuamente bisogno di definire ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, naturalmente per potere mettere se stessi al riparo e gli altri alla gogna.
I buoni compongono morali sempre più complicate, naturalmente perché altri le possano e le debbano osservare. È chiaro che se loro compongono la morale è perché loro già la osservano, l’hanno scritta loro! Anche se in realtà loro non muovono neppure con un dito i pesanti fardelli che mettono sulle spalle del prossimo.
I buoni sono coloro che pensano da convinti che il loro sistema sia il migliore. È naturale pensare che ciò che sto facendo è cosa buona, ma i “buoni” hanno una certezza granitica che li esonera dalla necessità di ascolto di altre campane, di altri pensieri, della realtà. Loro definiscono, perché sanno, cosa è verità e cosa verità non è.
Vi sono vari tipi di “buoni”. Vi sono i “buoni gabibbi” che vanno alla ricerca in modo pruriginoso di quello che non va degli altri. Vi sono le “buone iene” che inchiodano con una violenza inaudita il prossimo alle sue colpe. Neanche nel far west erano così violenti e cinici. Ma loro sono i “buoni”. Incalzano con le loro domande coloro che magari hanno commesso un errore: sembrano i vecchi confessori che dovevano stanare con le loro domande i peccati più reconditi. Ma loro sono i “buoni” che denunciano il malaffare.
Oppure vi sono i “buoni” contestatori che evidenziano continuamente le collusioni del potere. Contestano il potere nella speranza di potere subentrare loro al potere.
Oppure vi sono i “buoni doc”, quelli che veramente lo sono perché osservano tutto bene, non dicono mai di no, sono obbedienti, non sgarrano mai. Sono coloro che stanno sempre nella casa del Padre non disobbedendo mai ai suoi ordini.
Oppure: chissà quanti tipi ve ne sono. Ma ciò che accomuna tutti noi “buoni” è la ricerca delle luci della ribalta, di avere cioè i primi posti nei convegni e nelle riunioni, nei pranzi di lavoro e dove vi sono delle autorità.
A noi tutti “buoni”, il Signore ci invio un invito: “Chi tra voi è più grande sarà vostro servo”.
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