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p. Gaetano Piccolo S.I. – Commento al Vangelo di domenica 5 luglio 2026

L’epoca della violenza

Siamo in guerra! Siamo in guerra prima di tutto con noi stessi. Se ti devi sforzare di dimostrare che hai sempre ragione, che hai capito tutto e che tu sei il più bravo, sicuramente non vivi in pace. Siamo in guerra tra noi, perché siamo eterni adolescenti in competizione. 

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La violenza è diventata la cifra di questo tempo e questa condizione è l’immagine di una regressione agli istinti primordiali. Il compito evolutivo dell’essere umano porta di solito a imparare a gestire gli impulsi distruttivi. Eppure, il nostro tempo sembra caratterizzato da una violenza dilagante, che trova il suo fondamento nella convinzione di essere migliori. Narcisismo e odio si sono alleati in una miscela esplosiva, che non mina solo la convivenza internazionale, ma anche le relazioni quotidiane: siamo infatti davanti a un circolo vizioso, per cui i potenti si sentono giustificati nelle loro azioni dal consenso popolare e dall’altra parte la gente comune prende esempio dai personaggi pubblici, caratterizzati da comportamenti belligeranti e violenti.

Alla luce di questo panorama, diventa spiazzante ascoltare in questa domenica un continuo riferimento all’umiltà e alla mitezza, come caratteristiche di Dio, che ogni uomo è chiamato a imparare.

Saturi delle nostre ragioni

La pretesa di avere sempre ragione toglie lo spazio a qualunque novità. Rischiamo di diventare tazze piene in cui non si può versare altro. Nemmeno Dio riesce più a entrare nella nostra vita. Siamo saturi, anzi talvolta diventiamo acqua stagnante, quando non c’è nessun ricambio nella corrente che attraversa i nostri canali interiori. Sono così i dotti e i sapienti di cui parla Gesù.

I piccoli invece sono coloro che non possono vivere da soli. I piccoli hanno bisogno di qualcuno che li nutra. I piccoli non hanno un sistema rigido di credenze, anzi si meravigliano, si stupiscono, accolgono con gioia le novità della vita. Certo, possono anche essere ingannati e feriti, ma questo fa parte del gioco delle relazioni autentiche.

I motivi della stanchezza

I sapienti e i dotti si stancano e si sentono oppressi perché devono dimostrare a tutti che loro tracciano il solco più diritto degli altri. Il giogo nella tradizione rabbinica era l’immagine della legge, pesante da osservare e senza la garanzia di riuscire a non sbagliare mai. Ci sentiamo stanchi perché non siamo capaci di guardare alla nostra debolezza, vogliamo nascondere la nostra fragilità, ci vergogniamo di riconoscere che possiamo anche sbagliare. 

Gesù ci invita a scegliere un giogo diverso, che non stanca e non opprime, ovvero la relazione con lui. È un giogo, quindi un legame. Forse il solco che tracceremo a volte non sarà diritto, forse ci saranno deviazioni ed errori, ma ciò che salva è la relazione con lui non la precisione della vita. 

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Il luogo del riposo

Paradossalmente si trova ristoro se si cresce nella mitezza e nell’umiltà imitando il cuore di Cristo. Chi è mite non spreca le proprie energie a fare guerra, chi è umile non passa il tempo a cercare di dimostrare di essere migliore. Chi è mite non si concentra nella ricerca ossessiva delle armi da utilizzare contro il nemico, chi è umile non si affatica nel tentativo di mantenere ferma la maschera che ha indossato.

Se ci guardiamo intorno, vediamo però per lo più persone stanche e oppresse e allora ci chiediamo come stiano vivendo, cosa stiano cercando di dimostrare o in quale finzione si siano rinchiusi. Se poi anche tu stai provando a seguire Gesù e ti accorgi di essere stanco e oppresso, fermati e prova a verificare quale giogo stai indossando veramente.

Leggersi dentro

  • Nella tua vita quotidiana, ti senti una persona violenta o mite?
  • Quali sono, secondo te, i motivi della tua stanchezza?

Per gentile concessione di P. Gaetano Piccolo S.I. – Fonte