p. Fernando Armellini – Commento al Vangelo del 26 Novembre 2023

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Padre Fernando Armellini, biblista Dehoniano, commenta il Vangelo di domenica 26 novembre 2023.
Se sei interessato a tutti i sui commenti al Vangelo, puoi leggerli qui.

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Dio giudiceโ€ฆ per salvare

โ€œLontano da me maledetti nel fuoco eterno, preparato per il diavolo!โ€ (Mt 25,41). Sono queste le parole piรน terribili che troviamo nel vangelo e non sono le uniche sulla bocca di Gesรน. Matteo ne ricorda altre: โ€œNon vi conosco! Allontanatevi da me operatori di iniquitร !โ€ (Mt 8,12). โ€œIl Figlio dellโ€™uomo manderร  i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquitร  e li getteranno nella fornace ardente dove sarร  pianto e stridore di dentiโ€ (Mt 13,41-42.51). โ€œLegatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebreโ€ (Mt 22,13). โ€œArriverร  il padrone quando il servo non se lโ€™aspetta e nellโ€™ora che non sa, lo punirร  con rigore e gli infliggerร  la sorte che gli ipocriti si meritano: e lร  sarร  pianto e stridore di dentiโ€ (Mt 24,51).

Queste frasi sono ben incise nella nostra mente. Hanno ispirato schiere di artisti che hanno dipinto scene di terrore, disperazione e tormenti; hanno suggerito liriche come il Dies irae, la piรน impressionante delle descrizioni del giudizio universale; hanno offerto spunto a musicisti che hanno tradotto in suoni lโ€™angoscia del cruciale momento in cui Cristo pronuncierร  lโ€™inappellabile sentenza.

Il giudizio di Dio รจ stato presentato e continua ancora oggi ad essere visto da molti come una drammatica resa dei conti; cosรฌ lโ€™incontro con il Signore, lungi dallโ€™essere desiderato ed atteso, rappresenta per tutti, anche per i giusti, una grossa incognita. Di fronte a Colui che โ€œscopre dei difetti anche nei suoi angeliโ€ (Gb 4,18) chi puรฒ sentirsi al sicuro? Molti cristiani considerano giร  una gran fortuna potersi prendere qualche anno di purgatorio.

รˆ questa la giustizia di Dio?

Per interiorizzare il messaggio, ripeteremo:
โ€œSi rallegri il cielo, esulti la terra, perchรฉ il Signore giudica il mondoโ€ฆ con la sua giustiziaโ€.

Prima Lettura (Ez 34,11-12.15-17)

11 Perchรฉ dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherรฒ le mie pecore e ne avrรฒ cura. 12 Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, cosรฌ io passerรฒ in rassegna le mie pecore e le radunerรฒ da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine.
15 Io stesso condurrรฒ le mie pecore al pascolo e io le farรฒ riposare. Oracolo del Signore Dio. 16 Andrรฒ in cerca della pecora perduta e ricondurrรฒ allโ€™ovile quella smarrita; fascerรฒ quella ferita e curerรฒ quella malata, avrรฒ cura della grassa e della forte; le pascerรฒ con giustizia.
17 A te, mio gregge, dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherรฒ fra pecora e pecora, fra montoni e capri.

Nel 587 a.C. Gerusalemme e il suo meraviglioso tempio furono distrutti, le mura rase al suolo, i soldati di Babilonia si abbandonarono ad ogni sorta di violenza e di barbarie; qualcuno scampรฒ al massacro rifugiandosi nel deserto, qualche altro fuggรฌ in Egitto, molti furono fatti prigionieri e deportati in terra straniera. Nel paese rimasero solo i piรน poveri: qualche vignaiolo, qualche contadino, pochi artigiani.

Passano alcuni anni ed ecco che, fra chi รจ rimasto in patria, cominciano ad emergere coloro che, piรน abili e piรน scaltri, sanno approfittare della situazione di estremo bisogno in cui versa la maggior parte del popolo e sfruttano chi รจ ridotto in miseria da disgrazie e sventure. Comperano, vendono, trafficano senza scrupoli e cosรฌ riescono ad arricchire.

 รˆ in questo momento triste che รจ pronunciata la profezia che oggi ci viene proposta. Ripensando alle sventure che hanno colpito il suo popolo, Ezechiele paragona gli israeliti a un gregge allo sbando e senza pastore e pronuncia contemporaneamente un messaggio di salvezza. Non annuncia lโ€™avvento di altri re โ€“ che non sarebbero stati migliori dei precedenti che avevano condotto il popolo alla rovina โ€“ ma promette che Dio si prenderร  personalmente cura delle sue pecore (v. 11), le radunerร  da tutti i luoghi dove sono state disperse โ€œnei giorni di tenebra e di caligineโ€ (v. 12) e le ricondurrร  sui pascoli dei monti dโ€™Israele (v. 15).

Poi rivolge una minaccia a coloro che accumulano beni calpestando i diritti dei piรน deboli. Al suo โ€œgreggeโ€, il Signore assicura: โ€œIo giudicherรฒ fra pecora e pecora, fra montoni e capriโ€ (v. 17). รˆ la promessa di un suo pronto intervento in favore degli oppressi, dei poveri, degli sfruttati.

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Seconda Letturaย (1 Cor 15,20-26.28)

20ย Ora, invece, Cristo รจ risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti.ย 21ย Poichรฉ se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrร  anche la risurrezione dei morti;ย 22ย e come tutti muoiono in Adamo, cosรฌ tutti riceveranno la vita in Cristo.
23ย Ciascuno perรฒ nel suo ordine: prima Cristo, che รจ la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo;ย 24ย poi sarร  la fine, quando egli consegnerร  il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestร  e potenza.
25ย Bisogna infatti che egli regni finchรฉ non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi.ย 26ย Lโ€™ultimo nemico ad essere annientato sarร  la morte.
28ย E quando tutto gli sarร  stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarร  sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perchรฉ Dio sia tutto in tutti.

I rabbini ritenevano che, alla venuta del messia, avrebbe avuto inizio un primo regno โ€“ detto โ€œregno del messiaโ€ โ€“ cui ne sarebbe succeduto un secondo, il โ€œregno di Dioโ€. Paolo โ€“educato alla loro scuola โ€“ aveva assimilato questa opinione e pensava che il primo regno sarebbe durato quanto la storia dellโ€™umanitร  e si sarebbe concluso alla fine del mondo.

รˆ in questa prospettiva storica che si comprende la lettura di oggi. Paolo รจ convinto che, progressivamente, il messia distruggerร , durante il suo regno, tutti i nemici e questa sua vittoria sarร  completa quando anche lโ€™ultimo avversario, la morte, sarร  finalmente sconfitto (vv. 25-26).

I nemici di cui viene annunciato lโ€™annientamento non sono le persone, ma le forze del male, cioรจ tutto ciรฒ che impedisce allโ€™uomo di vivere in pienezza la propria esistenza nel mondo: la malattia, la fame, la nuditร , lโ€™ignoranza, la schiavitรน, la paura, lโ€™odio, lโ€™egoismo, il peccato. Quando queste realtร  negative scompariranno, allora il regno del messia potrร  dirsi compiuto. Per questo chiunque si impegna contro questi mali โ€“ anche se non รจ cristiano, anche se non รจ credente โ€“ collabora alla realizzazione del progetto del messia.

Quando questo regno si sarร  instaurato nel mondo e i nemici di Cristo โ€“ inclusa la morte โ€“ saranno stati vinti, allora egli consegnerร  al Padre il suo regno e avrร  inizio il regno di Dio che durerร  per tutta lโ€™eternitร  (v. 28).

Dopo questa spiegazione risultano chiari anche i primi versetti della lettura (vv. 20-24). Cristo non ha eliminato la morte biologica: lโ€™organismo dellโ€™uomo, come quello di ogni vivente, si logora e finisce per consumarsi. Egli ha vinto la morte perchรฉ lโ€™ha privata del suo significato di annientamento, di distruzione totale e lโ€™ha trasformata in una nascita alla vita piena e definitiva.

Vangelo (Mt 25,31-46)

31ย Quando il Figlio dellโ€™uomo verrร  nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederร  sul trono della sua gloria.ย 32ย E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerร  gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,ย 33ย e porrร  le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
34ย Allora il re dirร  a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in ereditร  il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.ย 35ย Perchรฉ io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato,ย 36ย nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
37ย Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?ย 38ย Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?ย 39ย E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
40ย Rispondendo, il re dirร  loro: In veritร  vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli piรน piccoli, lโ€™avete fatto a me.
41ย Poi dirร  a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.ย 42ย Perchรฉ ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;ย 43ย ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
44ย Anchโ€™essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?ย 45ย Ma egli risponderร : In veritร  vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli piรน piccoli, non lโ€™avete fatto a me.ย 46ย E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eternaโ€.

Un Dio che condanna in modo spietato รจ, per un cristiano, oltremodo imbarazzante. Non si capisce come le terribili minacce riferite nei vv. 41-46 possano essere considerate โ€œvangeloโ€, cioรจ โ€œbuona notiziaโ€, โ€œannuncio di salvezzaโ€.

Cโ€™รจ una difficoltร  ancora maggiore: come mettere dโ€™accordo il Dio severo che compare nel brano di oggi con il Padre di cui si parla in tutto il vangelo? Egli che โ€œfa sorgere il sole e fa piovere sui giusti e sugli ingiustiโ€, che esige dai suoi figli che non facciano distinzioni fra buoni e cattivi (Mt 5,43-48), come puรฒ, ad un certo punto, operare una separazione che a noi ordina di non fare mai? Se scaglia nel fuoco eterno i suoi nemici non puรฒ esigere da noi che li amiamo (Mt 5,44). Gesรน che รจ venuto a โ€œcercare ciรฒ che era perdutoโ€ (Lc 19,10) e che si gloriava di essere โ€œlโ€™amico dei pubblicani e dei peccatoriโ€ (Lc 7,34) potrร  un giorno schierarsi contro di loro?

Anche la โ€œgiustiziaโ€ di questo Dio non soddisfa: potrร  il peccato dellโ€™uomo (creatura fragile, limitata, finita) essere punito con un castigo infinito, โ€œeternoโ€? Non cโ€™รจ alcuna proporzione fra la colpa e la pena. Se poi lโ€™uomo โ€“ comโ€™รจ certo โ€“ rimane libero per tutta lโ€™eternitร , perchรฉ mai coloro che hanno agito male dovrebbero ostinarsi nel loro errore? Che cosa li renderร  cosรฌ testardi, forse lโ€™incontro con Dio?

Sono alcuni degli interrogativi che, di fronte a questo brano di vangelo, molti si pongono. Sono interrogativi seri, ma potrebbero avere origine da una interpretazione non corretta del testo.

Il dubbio sorge non appena si considera il contesto in cui la descrizione del โ€œgiudizioโ€ รจ collocata. Basta leggere il seguito. Dopo la scena grandiosa in cui il Figlio dellโ€™uomo fa sfoggio โ€“ per cosรฌ dire โ€“ di tutto il suo potere, ecco cosa accade: โ€œFra due giorni โ€“ dice Gesรน โ€“ รจ Pasqua e il Figlio dellโ€™uomo sarร  consegnato per essere crocifissoโ€ (Mt 26,2). Cโ€™รจ da rimanere allibiti: dalla celebrazione del trionfo si passa alla piรน ignobile delle sconfitte. Sembrano due situazioni opposte, inconciliabili, invece si tratta di due momenti gloriosi di una medesima vittoria, quella dellโ€™amore. Il Cristo che โ€œgiudicaโ€ รจ lo stesso che si consegna nelle mani di coloro che ama ed รจ proprio come โ€œvittima per amoreโ€ che diviene giudice: egli รจ โ€œlโ€™uomo riuscitoโ€ secondo Dio, lโ€™uomo autentico, quello con cui tutti si devono confrontare per stabilire โ€“ giร  fin dโ€™ora โ€“ se stanno costruendo la vita o se pongono le basi per un fallimento. Riprenderemo lโ€™argomento, prima esaminiamo il testo.

In Palestina, quando giunge la sera, i pastori sono soliti separare le pecore dai capri. Questi, piรน sensibili al freddo, hanno bisogno di essere collocati al riparo, mentre le pecore, coperte di lana come sono, amano il fresco della notte e stanno volentieri allโ€™aperto. Gesรน si serve di questa immagine, presa dalla vita di tutti i giorni, per trasmettere il suo messaggio.

Per coglierlo รจ necessario anzitutto fare attenzione al genere letterario. Una lettura affrettata, superficiale, forse anche un poโ€™ ingenua del brano espone al rischio di ricavarne conclusioni teologiche che, ad uno studio piรน attento e accurato, si rivelano infondate, anzi, fuorvianti.

Il linguaggio รจ quello tipico dei predicatori del tempo che, per scuotere i loro ascoltatori, erano soliti ricorrere ad immagini impressionanti: castighi tremendi, fuoco inestinguibile, pene eterne. Si diceva, per esempio: โ€œSi affligga la stirpe umana, ma le bestie si rallegrino: per esse le cose vanno molto meglio che per noi; poichรฉ non hanno da attendere alcun giudizioโ€. Ma facciamo attenzione: quando i rabbini parlavano di โ€œfuoco della Geennaโ€, non si riferivano allโ€™inferno, ma al fuoco che ardeva perennemente nella valle che sta attorno a Gerusalemme e che serviva da immondezzaio della cittร . Lโ€™aggettivo โ€œeternoโ€, poi, non aveva i connotati filosofici che ha assunto da noi oggi, ma era usato in unโ€™accezione popolare piuttosto generica: significava semplicemente โ€œlungoโ€, โ€œindefinitoโ€.

Questo brano รจ considerato generalmente una parabola, ma non รจ esatto; appartiene al genere letterario detto scena di giudizio che si ritrova sia nella Bibbia (Dn 7) che nella letteratura rabbinica. Lo schema secondo cui รจ strutturato รจ sempre lo stesso: cโ€™รจ lโ€™intronizzazione del giudice, accompagnato dagli angeli che fungono da assistenti e da guardie del corpo; poi ci sono la convocazione di tutte le genti e la separazione in due gruppi; viene pronunciata la sentenza e infine i giusti sono premiati e i malvagi puniti.

Scopo di questo genere letterario โ€“ diciamolo subito chiaramente โ€“ non รจ informare su ciรฒ che accadrร  alla fine del mondo, ma fornire insegnamenti sul come comportarsi oggi.

Per fare un esempio, riportiamo, da unโ€™opera rabbinica, una scena di giudizio che ha unโ€™impressionante analogia con il nostro testo. Eccola: โ€œNel mondo futuro verrร  chiesto a chi รจ giudicato: โ€˜Quali sono state le tue opere?โ€™. Se risponderร : โ€˜Ho dato da mangiare a chi aveva fameโ€™, gli verrร  detto: โ€˜Questa รจ la porta del Signore, entra attraverso di essaโ€™ (Sal 118,20). Se risponderร : โ€˜Ho dato da bere agli assetatiโ€™, gli verrร  detto: โ€˜Questa รจ la porta del Signore, entra attraverso di essaโ€™. Se risponderร : โ€˜Ho vestito gli ignudiโ€™, gli verrร  detto: โ€˜Questa รจ la porta del Signore, entra attraverso di essaโ€™. Lo stesso avverrร  con chi ha allevato gli orfani, con chi ha fatto elemosine e con chiunque ha compiuto opere dโ€™amoreโ€ (Midrash del Salmo 118,17).

รˆ chiaro che, riferendo questo dialogo, i rabbini non avevano la pretesa di svelare le parole che Dio pronuncerร  alla fine del mondo, ma volevano inculcare i valori su cui puntare la vita in questo mondo.

Esaminiamo ora la struttura del brano di Matteo. รˆ facile da definire. Si inizia con unโ€™introduzione (vv. 31-33) seguita da due dialoghi (vv. 34-40; 41-46) che si sviluppano in modo identico e parallelo: il re pronuncia la sentenza (di approvazione in un caso e di condanna nellโ€™altro) e ne dร  la giustificazione. In ambedue i casi viene sollevata unโ€™obiezione e ogni volta il giudice risponde.

รˆ semplice anche stabilire il messaggio che Gesรน intende dare: gli anni della vita dellโ€™uomo sono un bene prezioso, sono un tesoro che va investito. Non si puรฒ sbagliare perchรฉ la vita รจ una sola: egli suggerisce come impiegarla.

I rabbini dicevano: il mondo presente รจ come la terra asciutta, il mondo futuro รจ come il mare; se un uomo non prepara il cibo sulla terra asciutta, che cosa mangerร  sul mare? Questo mondo รจ come la terra coltivata, il mondo futuro รจ come il deserto; se un uomo non prepara il cibo sulla terra coltivata, cosa mangerร  nel deserto? Digrignerร  i denti e morderร  la sua carne, disperato si straccerร  le vesti e si strapperร  i capelli.

Piรน dei rabbini, Gesรน ritiene la vita dellโ€™uomo importante, per questo rivela ai discepoli i valori su cui si deve puntare sicuri. Quali? Non sono difficili da scoprire perchรฉ occupano metร  del racconto e sono cosรฌ importanti che Gesรน, a costo di apparire monotono, li ribadisce ben quattro volte: si tratta di sei opere di misericordia.

La lista delle persone da aiutare โ€“ lโ€™affamato, lโ€™assetato, il forestiero, lโ€™ignudo, il malato ed il carcerato (vv. 35-36.42-43) โ€“ era nota in tutto il Medio Oriente antico (cf. Is 58,6-7). Celebre รจ quanto รจ scritto nel capitolo 125 del Libro dei morti, il testo che in Egitto, fin dal II millennio a.C., era collocato accanto al defunto. Ecco ciรฒ che costui doveva dichiarare davanti al tribunale di Osiride: โ€œIo ho fatto ciรฒ che fa gioire gli dรจi. Ho dato il pane allโ€™affamato, ho dato acqua allโ€™assetato, ho vestito chi era nudo, ho offerto un passaggio a chi non aveva una barcaโ€. Unica novitร  apportata da Gesรน รจ che egli si identifica con queste persone: qualunque cosa sia fatta a uno di questi piccoli รจ fatta a lui.

I valori che suggerisce non assomigliano a quelli per i quali la maggioranza degli uomini perde la testa, ma sono quelli che contano agli occhi di Dio.

Qual รจ lโ€™ideale di uomo proposto dalla nostra societร ? รˆ colui che detiene il potere, chi รจ ricco, chi puรฒ permettersi di soddisfare ogni capriccio, chi รจ sempre inquadrato dalle telecamere. โ€œUomini di successoโ€ sono lโ€™atleta che fa impazzire gli stadi, la star televisiva e chiunque sia riuscito a diventare un personaggio per notorietร  o carriera. Due sociologi hanno provato a redigere un decalogo per chi vuole raggiungere il successo; il decimo comandamento รจ questo: โ€œTerrai sempre presente che la tua carriera sarร  finita il giorno in cui aiuterai qualcuno per pura generositร  e senza calcoloโ€.

Dio la pensa in modo opposto. Quando per ogni uomo si concluderร  la sua storia sulla terra, quando ognuno rimarrร  solo con se stesso e con Dio, un solo bene risulterร  prezioso: lโ€™amore. La vita sarร  considerata riuscita o fallita a secondo dellโ€™impegno profuso per eliminare sei situazioni di sofferenza e di povertร : la fame, la sete, lโ€™esilio, la nuditร , la malattia, la prigione.

Un particolare viene accuratamente sottolineato nel racconto: nessuno di coloro che ha compiuto le opere di misericordia si รจ reso conto di averle rese a Cristo. Lโ€™amore รจ autentico solo se รจ disinteressato, se รจ esente persino da ogni forma di autocompiacimento; chi agisce in vista di una ricompensa, fossโ€™anche quella celeste, non ama ancora in modo genuino.

E la condanna?

I rabbini erano soliti ripetere due volte i loro insegnamenti per imprimerli meglio nella mente dei discepoli. Spesso presentavano il loro messaggio prima in forma positiva, poi in forma negativa. Ricorrevano al noto artificio letterario detto โ€œparallelismo antiteticoโ€, usato anche da Gesรน (Lc 6,20-26; Mt 7,24-27; Mc 16,16โ€ฆ).

Il nostro brano ne รจ un esempio: la seconda parte (vv. 41-45) non aggiunge assolutamente nulla alla prima; costituisce un espediente stilistico utilizzato per ribadire il concetto giร  espresso. Ciรฒ che preme a Gesรน non รจ incutere terrore agitando lo spauracchio dellโ€™inferno, ma indicare โ€“ con immagini forti, perchรฉ il pericolo di sprecare la vita รจ molto serio โ€“ ciรฒ che realmente conta. Non intende annunciare ciรฒ che accadrร  alla fine del mondo, ma far riflettere, aprire gli occhi, svelare il giudizio di Dio sulle scelte da fare oggi.

Un semplice esempio puรฒ aiutare a capire. In una gioielleria sono esposti due monili, uno di oro zecchino anche se un poโ€™ consumato dallโ€™uso, lโ€™altro di ottone ben lucidato. Entra un acquirente inesperto che rimane affascinato dal luccichio del monile di ottone. Per sua fortuna compare un intenditore che lo mette in guardia: attento โ€“ gli dice โ€“ non sprecare i tuoi soldi per quella patacca! Questo giudizio lo salva, gli impedisce di commettere un errore. Anche se lโ€™intenditore usasse espressioni dure e minacciose, le sue parole sarebbero comunque un messaggio di salvezza.

Sostenere che la scena di giudizio descritta da Gesรน si riferisca alla condanna dei peccatori alle pene dellโ€™inferno ci appare azzardato. Lโ€™inferno esiste, ma non รจ un luogo creato da Dio per punire, al termine della vita, chi si sarร  comportato male. รˆ una condizione di infelicitร  e di disperazione creata dal peccato. Dallโ€™inferno del peccato รจ perรฒ possibile uscire: si viene liberati da Cristo e dal suo giudizio di salvezza.

Ma Dio, alla fine, non castigherร  i malvagi?

A noi un giudice appare giusto quando, dopo aver valutato il male commesso, punisce con equitร . Ma non รจ questa la giustizia di Dio. Egli รจ giusto non perchรฉ premia o castiga conforme ai nostri criteri e alle nostre attese โ€“ in tal caso non avremmo speranza e saremmo tutti rovinati โ€“ ma perchรฉ riesce a rendere giusti coloro che sono malvagi (Rm 3,21-26). La questione dunque non รจ: chi sarร  considerato pecora e chi capro alla fine del mondo, ma in quali occasioni oggi siamo pecore e in quali ci comportiamo da capri. Siamo pecore quando amiamo il fratello, siamo capri quando lo trascuriamo.

E alla fine?

รˆ davvero difficile sostenere che il buon pastore โ€“ cui nessuno riuscirร  a strappare di mano alcuna pecora (Gv 10,28) โ€“ dopo averci lasciato saltare come capretti un poโ€™ a destra e un poโ€™ a sinistra, non trovi comunque il modo di farci diventare tuttiโ€ฆ suoi agnelli.

Per gentile concessione di Settimana News.

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