- Pubblicità -

p. Fernando Armellini – Commento al Vangelo del 15 Giugno 2025

Domenica 15 Giugno 2025 - SANTISSIMA TRINITÀ - SOLENNITÀ - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Gv 16,12-15

Data:

Padre Fernando Armellini, biblista Dehoniano, commenta il Vangelo di domenica 15 giugno 2025.
Se sei interessato a tutti i sui commenti al Vangelo, puoi leggerli qui.

Trinità: Dio solitario o Dio comunione?

https://youtu.be/5Q-ua0kIhzc
Link al video

Qual è la carta d’identità dei cristiani? Quale caratteristica li distingue dai seguaci delle altre religioni?

- Pubblicità -

Non l’amore al prossimo: anche gli altri – lo sappiamo – fanno del bene. Non la preghiera: anche i musulmani pregano. Non la fede in Dio: l’hanno anche i pagani. Non basta credere in Dio, importante è sapere in quale Dio si crede. È un “qualcosa” o un “qualcuno”? È un padre che vuole comunicare la sua vita o un padrone che cerca nuovi sudditi?

Gli Islamici dicono: Dio è l’assoluto. È il creatore che abita lassù, governa dall’alto, non scende mai, è giudice che attende per la resa dei conti.

Gli Ebrei – al contrario – affermano che Dio cammina con il suo popolo, si manifesta dentro la storia, cerca l’alleanza con l’uomo.

I cristiani celebrano oggi l’aspetto specifico della loro fede: credono in un Dio Trinità. Credono che Dio è il Padre che ha creato l’universo e lo dirige con sapienza e amore; credono che egli non è rimasto in cielo, ma, nella sua immagine, il Figlio, è venuto a farsi uno di noi; credono che egli porta a compimento il suo progetto di amore con la sua forza, con il suo Spirito.

Ogni idea o espressione di Dio ha una ricaduta immediata sull’identità dell’uomo.

In ogni cristiano deve essere riconoscibile il volto di Dio che è Padre, Figlio e Spirito. Immagine visibile della Trinità dev’essere la chiesa che tutto riceve da Dio e tutto gratuitamente dona, che è tutta proiettata, come Gesù, verso i fratelli, in un atteggiamento di disponibilità incondizionata. In essa la diversità non è eliminata in nome dell’unità, ma è considerata un arricchimento.

Si deve cogliere l’impronta della Trinità nelle famiglie divenute segno di un autentico dialogo d’amore, d’intesa reciproca e di disponibilità ad aprire il cuore a chi ha bisogno di sentirsi amato.

Per interiorizzare il messaggio, ripeteremo:
“Il tuo volto io cerco, Signore, non nascondermi il tuo volto”.

- Pubblicità -

che ora ha il cuore purificato dal suo sangue e il corpo lavato dall’acqua del Battesimo è ad essere fedele, a non vacillare nella professione di questa speranza (vv. 21-23).

Vangelo (Gv 16,12-15)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: 12 “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13 Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. 15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà”.

È la quinta volta che, nel Vangelo di Giovanni, Gesù promette di inviare lo Spirito ed afferma che sarà lui a portare a compimento il progetto del Padre. Senza la sua opera gli uomini non potrebbero mai essere in grado di accogliere la salvezza.

Il brano inizia con le parole di Gesù: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso” (v.12). Questa frase potrebbe suggerire l’idea che Gesù, essendo vissuto pochi anni, non ha avuto la possibilità di trasmettere tutto il suo messaggio. Allora, per non lasciare a metà la sua missione, bruscamente interrotta dalla morte, avrebbe inviato lo Spirito a insegnare ciò che ancora mancava.

Non è questo il significato.

Gesù ha affermato chiaramente che non ha altre rivelazioni da fare: “Tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,15) e nel Vangelo di oggi dice che lo Spirito non aggiungerà nulla a ciò che egli ha detto: “non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito; prenderà del mio e ve l’annunzierà” (vv.13-14). Non ha il compito di integrare o ampliare il messaggio, ma di illuminare i discepoli per far loro comprendere, in modo corretto, ciò che il Maestro ha insegnato.

La ragione per cui Gesù non spiega tutto, non è la mancanza di tempo, ma l’incapacità dei discepoli a “portare il peso” del suo messaggio. Di che si tratta? Qual è l’argomento troppo “pesante” per le loro deboli forze?

È il peso della croce. Attraverso le spiegazioni ed i ragionamenti umani è impossibile arrivare a capire che il progetto di salvezza di Dio passa attraverso il fallimento, la sconfitta, la morte di suo Figlio per mano di empi; è impossibile capire che la vita viene raggiunta solo passando attraverso la morte, attraverso il dono gratuito di sé. Questa è la “verità totale”, molto pesante, impossibile da sostenere senza la forza comunicata dallo Spirito.

Nella prima lettura abbiamo considerato il progetto del Padre nella creazione, nella seconda ci è stato spiegato che questo progetto viene realizzato dal Figlio, ma non sapevamo ancora che il cammino che porta alla salvezza sarebbe stato non solo strano, ma addirittura assurdo. Ecco la ragione per cui è necessaria l’opera dello Spirito. Solo lui può spingerci ad aderire al progetto del Padre ed all’opera del Figlio.

Egli vi annunzierà le cose future (v.13). Non si tratta – come affermano i Testimoni di Geova – delle previsioni sulla fine del mondo, ma delle implicazioni concrete del messaggio di Gesù. Non basta leggere ciò che è scritto nel Vangelo, è necessario applicarlo alle situazioni concrete del mondo d’oggi. I discepoli di Cristo non si inganneranno mai in queste interpretazioni se seguiranno gli impulsi dello Spirito, perché egli è l’incaricato di guidare “alla verità tutt’intera” (v.13).

A chi si rivela lo Spirito?

Tutti i discepoli di Cristo sono istruiti e guidati dallo Spirito: “Quanto a voi – scrive Giovanni – l’unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri… State saldi in lui, come essa vi insegna” (1 Gv 2,27).

Negli Atti degli Apostoli, un episodio mostra il modo e il contesto privilegiato in cui lo Spirito ama manifestarsi.

Ad Antiochia, mentre i discepoli sono riuniti per celebrare il culto del Signore, lo Spirito “parla”, rivela i suoi progetti, il suo volere, le sue scelte (At 13,1-2). Preghiera, riflessione, meditazione della Parola, dialogo fraterno creano le condizioni che permettono allo Spirito di rivelarsi. Egli non fa piovere miracolosamente dal cielo le soluzioni, non riserva le sue illuminazioni a qualche membro privilegiato, non si sostituisce agli sforzi dell’uomo, ma accompagna la ricerca appassionata della volontà del Signore che i discepoli fanno insieme.

Ecco perché, nella chiesa primitiva, ognuno era invitato a condividere con i fratelli ciò che, durante l’incontro comunitario, lo Spirito suggeriva per l’edificazione di tutti (1 Cor 14).

Egli mi glorificherà (v.14). Glorificare per noi vuol dire applaudire, esaltare, incensare, magnificare. Gesù non ha bisogno di queste onorificenze.

Egli viene glorificato quando si attua il progetto di salvezza del Padre: il malvagio diviene giusto, il misero riceve un aiuto, chi soffre trova conforto, l’infelice riprende a sperare e a credere nella vita, lo storpio si rialza e il lebbroso viene reso puro. Gesù ha glorificato il Padre perché ha compiuto l’opera di salvezza che gli era stata affidata.

Lo Spirito a sua volta glorifica Gesù perché apre le menti ed i cuori degli uomini al suo Vangelo, dà loro la forza di amare anche i nemici, rinnova i rapporti fra le persone e crea una società fondata sulla legge dell’amore. Ecco qual è la gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito: un mondo in cui tutti siano suoi figli e vivano felici!

Nel sito Settimana News sono presenti anche i commenti alla prima e seconda lettura.