p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di venerdì 8 maggio 2026

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UN DIO CHE
DA SIGNORE E RE
SI FA AMICO

Il Maestro,
il guaritore del disamore
propone la sua pedagogia:

Amatevi gli uni gli altri.

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Non semplicemente: amate.
Ma: gli uni gli altri,
nella reciprocità
del dare e del ricevere.

Perché amare
può bastare
a riempire una vita, ma
amare riamati
basta per molte vite.

Poi la parola che fa
la differenza cristiana:

amatevi come
io vi ho amato
.

Come Cristo,
che lava i piedi ai suoi;
che non giudica
e non manda via nessuno;

che mentre lo ferisci,
ti guarda e ti ama
;

in cerca
dell’ultima pecora

con combattiva tenerezza,
alle volte coraggioso
come un eroe, alle volte
tenero come un innamorato.

Significa prendere
Gesù come misura alta
del vivere
.
Infatti quando la nostra
è vera fede
e quando
è semplice religione?

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La fede è quando tu fai
te stesso a misura di Dio;
la religione è quando
porti Dio alla tua misura

(D. Turoldo)

Sarà Gesù ad avvicinarsi
alla nostra umanità:
Voi siete miei amici.
Non più servi, ma amici.

Parola dolce,
musica per il cuore
dell’uomo.

L’amicizia, qualcosa che
non si impone,
non si finge,
non si mendica.

Che dice gioia e uguaglianza:
due amici sono alla pari,
non c’è un superiore
e un inferiore,
chi ordina e chi esegue.
È l’incontro di due libertà.

Vi chiamo amici:
un Dio che
da signore e re
si fa amico,
che si mette al pari dell’amato!

Ma perché dovrei scegliere di rimanere dentro questa logica?

La risposta è semplice,
per essere nella gioia:
questo vi dico perché
la mia gioia sia in voi e
la vostra gioia sia piena
.

L’amore è da prendere
sul serio, ne va
del nostro benessere,
della nostra gioia.
Dio, un Dio felice
(“la mia gioia”),
spende la sua pedagogia
per tirar su figli felici,
che amino la vita
con libero e forte cuore
e ne provino piacere,
e ne gustino
la grande bellezza.

La gioia è un sintomo:
ti assicura che
stai camminando bene,
che sei sulla via giusta,
che la tua strada
punta diritta verso
il cuore caldo della vita.

Gesù, povero di tutto,
non è stato però povero
di amici, anzi
ha celebrato così gioiosamente
la liturgia dell’amicizia
,
da sentire vibrare in essa
il nome stesso di Dio.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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